Omicidio all'italiana

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Uno strano omicidio sconvolge la vita sempre uguale di Acitrullo, sperduta località dell’entroterra abruzzese. Quale occasione migliore per il sindaco (Maccio Capatonda) e il suo vice (Herbert Ballerina) per far uscire dall’anonimato il paesino? Oltre alle forze dell’ordine infatti, accorrerà sul posto una troupe del famigerato programma televisivo “Chi l’acciso?”, condotto da Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli). Grazie alla trasmissione e all'astuzia del sindaco, Acitrullo diventerà in men che non si dica famosa come e ancor più di Cogne!
 
Ma sarà un efferato crimine o un... omicidio a luci grosse??

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Medusa
DURATA
99 min.
USCITA CINEMA
02/03/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Per esordire sul grande schermo aveva scelto di continuare a mettere alla berlina l'intelligenza degli italiani e la loro passione per i reality e una notorietà televisiva usa e getta… Ma come il gioco della 'cattiva coscienza' sembra essere una costante nella commedia 'finto demenziale' nazionale, anche il ritorno alle origini e la riscoperta del valore da ritrovare nelle proprie radici non suonerà del tutto sconosciuta al pubblico di Omicidio all'italiana, il nuovo film di Maccio Capatonda, al secolo Marcello Macchia.

La morale è nota, l'ambientazione 'local' (dopo Siani e Gaudioso) sfruttata, eppure lo stile surreale e "iperrealista" dell'eroe di Mariottide non smette di dare i suoi frutti. Certo, aiutato dal fatto che "La realtà è peggio" - come ricorda lo stesso regista, citando il criminologo usato come consulente - e che nei discorsi quotidiani di tutti siano entrati temi come quello della giustizia sommaria a mezzo social network, del sostituirsi dei media alla magistratura o del turismo dell'orrore, fonte primaria di ispirazione per un film scritto proprio in quel di Cogne.

E della tv del dolore, qui in mano alla spietata 'Spruzzone', creata mescolando Roberta Bruzzone e Barbara D'Urso e affidata a una Sabrina Ferilli perfettamente calata nel personaggio. Partecipazione eccellente la sua, insieme a quella di Nino Frassica, di nuovo con Capatonda dopo il cameo del primo film e ampiamente 'omaggiato' dal regista e sceneggiatore nel suo tipico stravolgimento linguistico e antroponomastico.

Un piatto ricco, insomma, ma poco sorprendente (tanto più considerato l'incipit 'tipico', le autocitazioni e la struttura narrativa molto simile al precedente, soprattutto nella sua conclusione). Senz'altro divertente, ma che sconta un taglio più lungo di quello nel quale ha sempre espresso al meglio la propria creatività l'artista. Che non teme di calcare la mano, anche a costo di rendere eccessive le macchiette messe in scena, e non manca di onestà e di impegno. Ma il cui tentativo di spostare la riflessione e la critica dalla nostra ignoranza alla tendenza a vantarsene rischia di non avere la necessaria forza, e che forse inizia a esigere un cambio di direzione o una nuova spinta.