Loro 2

TRAMA
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La seconda parte del nuovo film di Paolo Sorrentino che avrà come protagonista Toni Servillo nei panni di Silvio Berlusconi.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Loro 2
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
100 min.
USCITA CINEMA
10/05/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini
 
Si torna a parlare di LORO di Paolo Sorrentino, si torna a parlare di Silvio Berlusconi, si torna a parlare di Toni Servillo. Che dopo essersi issato su un ideale palcoscenico, nascosto dietro una maschera che rischiava di allontanarlo dal pubblico, in questo LORO 2 ci accoglie con un'incredibile sfoggio di virtuosismo nel dialogo tra il tormentato protagonista e il suo alter ego motivatore. È un momento di svolta, subito. Per l'attore e per il film. Che diluisce la lunga premessa in un unicum di senso compiuto, e di grande cinema.
 
Del regista napoletano si può dire tutto, ma non che non sappia girare. E per quanto nelle sue opere tornino da sempre determinati stilemi, è impossibile non restare ammirati della sua capacità di inquadrare la realtà, in veri e propri affreschi che lui stesso si diverte a dissacrare. Ma stavolta non sono "nani e ballerine" a rubare la scena, né la tristemente nota 'campagna acquisti' dei senatori, per fortuna. Nostra. Stavolta, liberati dagli obblighi di una financo eccessiva caratterizzazione del personaggio, possiamo scoprire l'uomo, e la donna.
 
Non a lungo insieme sullo schermo, la coppia Servillo-Ricci dà un ulteriore significato al LORO del titolo, o meglio lo sviluppa, visto che era palese sin dal primo 'tempo' quanto il regista volesse concentrarsi sul ménage familiare più turbolento del Paese. Veline, Olgettine, ninfette compiacenti (e non, come vediamo con Alice Pagani nella sequenza più "patetica" del film) passano, la Veronica Lario di Elena Sofia Ricci giganteggia. Fino a dominare il confronto diretto con il deludente marito, colpevole di credere alle menzogne che racconta agli altri e di aver svenduto l'immagine femminile.
 
È una piccola morale, se vogliamo, una crepa nell'osservazione a distanza di questo terrario, una quasi incongruenza che diventa un regalo. Come anche lo show telefonico di Augusto Pallotta con la casalinga scelta a caso dalla collezione di Pagine Bianche che campeggia nel salone della maestosa villa nella quale ci aggiriamo. È quella la sua Italia? Un elenco di nomi da usare (si veda anche il muro con i volti della servitù), sogni da manipolare, a proprio piacimento, nel tentativo di colmare le proprie carenze, di acquietare le frustrazioni. In fondo questo Caimano è un uomo triste, se non solo, nostalgico e schiacciato dalla paura di invecchiare e di non esser più quello che era. Come è inevitabile che sia.
 
"Cosa ti aspettavi?" chiede il simil Confalonieri di Mattia Sbragia. "Non sono più i tempi di quando cantavamo in crociera", aggiunge il suo antico sodale, o di quando ti divertivi "solo vendendo case", potremmo chiosare… Inutile ostinarsi nel tentativo di fissare il tempo. Un po' il rischio che corre anche Paolo Sorrentino, forse troppo indulgente nei confronti di certe composizioni, ma comunque capace di farne splendide cornici entro le quali fotografare il ripiegamento dei suoi eroi, o vittime. Da Scamarcio alla Smutniak, da Bentivoglio alla Bonaiuto, da De Francesco al 'Mike' Pagliai (new entry importante, insieme al produttore Max Tortora) nessuno si salva. Lui, Loro, Noi, ognuno sulla sua barca, in alcuni casi la stessa. Difficile non pensare che siano state le radici, e la memorabile lezione dell'immortale suo conterraneo Principe De Curtis - in arte Totò - a ispirare il 'Divo Paolo' nel realizzare questa sua personalissima e contemporanea 'Livella'.