L'amore secondo Isabelle

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TRAMA
L

Ispirata da “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, Claire Denis sembra allontanarsi dal suo cinema consueto: ma in questa storia di una donna parigina (Juliette Binoche) che si divide fra molti uomini alla ricerca principalmente di se stessa, sceneggiata assieme alla scrittrice Christine Angot, la regista è ancora una volta interessata ai sentimenti. Tono divagante, ironia serpeggiante, un Depardieu immenso e irresistibile e un inaspettato cameo di Valeria Bruni Tedeschi.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Un beau soleil intérieur
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Cinema di Valerio De Paolis
DURATA
94 min.
USCITA CINEMA
19/04/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Film d'apertura della scorsa Quinzaine Des Réalisateurs, dopo il classico tour dei Festival (che ha toccato anche Tokyo e Torino), arriva in sala il Un beau soleil intérieur con cui nacque il sodalizio - tra la regista Claire Denis e l'amica Juliette Binoche - replicato nel successivo High Life. Ma se nel caso del prossimo thriller fantascientifico vedremo ricomposta la coppia protagonista di una delle scene più hot di Cosmopolis (per la presenza di Robert Pattinson), in questo L'amore secondo Isabelle tutto si svolge in una realtà molto più terrena e umana.

Le due parigine, infatti, si aggirano per bar, ristoranti e locali della propria città natale per raccontarci le vicende - ispirate ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes - della Isabelle protagonista, "una donna che è tutte le donne", come ci annuncia il marketing del film, non senza un pizzico di presunzione. Insoddisfatta e insicura, la nostra eroina ci accompagna in un tour apparentemente interminabile di amori, passando in rassegna un campionario di amanti moderni, che in verità sembrano tratteggiare tipi maschili ed esperienze piuttosto ricorrenti e ripetitive. E tutto sommato entro i confini degli stereotipi del caso.

C'è un fascino innegabile nel racconto delle due donne sceneggiatrici, Claire Denis e Christine Angot (già accusata di autocompiacimento per i suoi libri costantemente incentrati sui rapporti col padre, quindi uomini più adulti), che sembrano esser troppo condizionate dalla propria visione per riuscire ad ampliare il raggio di influenza della loro creatura. Che deve ringraziare immensamente sguardi e sorrisi della cinquantaquattrenne Binoche, magnetica sin dalla prima scena, che ce la offre impegnata in un meccanico amplesso, anticipando la simmetrica conclusione nella quale è Gerard Depardieu a metterla a nudo.

"La scena del suo tête-à-tête con Juliette si è rivelata la giornata di riprese più intensa che io abbia mai vissuto", ha dichiarato la regista: "16 minuti di film girati in un solo giorno", e di certo è una sorta di culmine dell'excursus precedente. Nella quale vediamo una donna poco lucida nel giudicare quel che vive o nell'identificare ciò che desidera, al di là di un generico "amore". Tra rifiuti e ripensamenti, incoerenze e paranoie, viviamo con lei episodi più o meno occasionali, sempre troppo cerebrali, spesso limitati a un ambito intellettuale molto simile a un ghetto (da noi si stigmatizza il "radical chic", ma da quelle parti hanno inventato i 'BoBo'!). Ma i tormenti della insicura Isabelle non sembrano aver speranza e mentre il film ammicca e flirta con noi come lei con i suoi 'amici' ci ritroviamo tutti invischiati in un 'jour après jour' senza soluzione. La confusione fa parte della vita, d'altronde, e se l'unico momento 'vero' (a parte quello con l'ex marito, accusato ingiustamente) resta quello con il tassista, il solo a non esser coinvolto in questo gioco delle parti, la disperazione della donna cresce, e la ricerca di spontaneità e naturalezza si conferma vana per la non obiettività della medesima osservatrice. Che potrà trovare pace, come le suggerisce l'ultimo dei ciarlatani, bacchettando forse anche noi spettatori, solo sottraendosi al giudizio - il suo prima di tutto - ed accettando di essere se stessa, nel bene e nel male. Un po' quello che lei stessa voleva sentire, in fondo…