Io danzerò

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TRAMA
Io danzerò

La regista Stéphanie Di Giusto riscopre Loïe Fuller, grande protagonista della meravigliosa Parigi dei primi del Novecento. Coperta da metri di seta, circondata di luci elettriche e colori, Loïe reinventava il suo corpo a ogni esibizione, sorprendendo il pubblico con la sua ipnotica e celebre "serpentine dance". Divenuta presto il simbolo di una generazione, avrebbe fatto di tutto per perfezionare la sua arte, incurante anche della sua salute. Ma l'incontro con Isadora Duncan avrebbe cambiato presto tutte le carte in tavola..

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
La danseuse
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
I Wonder Pictures
DURATA
108 min.
USCITA CINEMA
15/06/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini
 
Una rivoluzionaria. Vera. Con pochi santi in paradiso e una forza d'animo rara a motivarla. Difficile che ai più - a meno di non essere appassionati di danza e balletto - non risulti così familiare il nome di Loïe Fuller rispetto a quello della Isadora Duncan che pure compare nel Io Danzerò di Stéphanie Di Giusto (interpretata, per altro, da una algida e magnetica Lily Rose Depp, figlia d'arte già vista in Yoga Hosers e il deludente Planetarium). Eppure a lei dobbiamo molto, per l'impatto che ebbe sull'arte performativa e la coreografia moderne. Una pioniera, secondo molti, di certo una figura non facile da raccontare, ma che trova un veicolo perfetto nell'interpretazione della sorprendente Soko incontrata al Biografilm Festival di Bologna.
 
Poco più di trent'anni e una serie di esperienze cinematografiche e musicali, la Stéphanie Sokolinski di origine polacca difficilmente 'uscirà dai radar' a questo punto. O almeno è ciò che ci si augura dopo la prova ammirata in un film che la regista ha aspettato otto anni per realizzare. Una storia di ossessioni e passione, di tutte le donne coinvolte, dalla Di Giusto e la sua attrice alla strepitosa Fuller che domina la scena. Nei momenti più cupi e soffocanti, come in quelli più esplosivi e affascinanti, ché la storia della 'farfalla' di Fullersburg, Illinois, deve molto a una estetica quasi pittorica a tratti, ma comunque sempre molto curata, in ogni suo aspetto.
 
Qui molta della forza del film - a parte l'energia messa dall'interprete, come detto - che per quanto diseguale e dalle discutibili cadute di ritmo, riesce a rendere perfettamente il processo di evoluzione e superamento di sé dell'artista, la sua emancipazione e metamorfosi, le sue paure e rivincite. Restano purtroppo delle perplessità riguardo la definizione della sua sessualità, elemento importante nella modernità del personaggio, ma visto principalmente nel suo essere strumento, nelle 'mani' dei personaggi e dell'autrice. Non l'unica ambiguità di un racconto che oscilla - a volte pesantemente - tra western e dramma in costume, rozzo e affettato insieme, come la stessa Loie, insicura e coraggiosa, pronta a tutto pur di superare i propri limiti, fisici oltre che tecnici. E capace di catalizzare l'attenzione dello spettatore, per fortuna del film.