Habemus Papam

TRAMA
Habemus Papam - Locandina

Il film si apre alla morte del Pontefice e e con il Conclave che deve eleggere un nuovo Papa. Ma il neoeletto (Michel Piccoli) è preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista (Nanni Moretti) perché lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Habemus Papam
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
SITO UFFICIALE
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
USCITA CINEMA
15/04/2011
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2011
RECENSIONE

Il tentativo era enorme, coraggioso, complicatissimo da gestire con equilibrio. E infatti Nanni Moretti con “Habemus Papam” ha realizzato un film tanto affascinante quanto incompiuto. A mancare principalmente è soprattutto un vero e proprio legame tra i due protagonisti della vicenda narrata, e soprattutto tra quello che rappresentano.
Ma procediamo con ordine: il regista con notevole lucidità e senso estetico – il film nella prima parte è bellissimo da vedere, grazie anche alla fotografia di Alessandro Pesci e ai costumi di Lina Nerli Taviani – mette in scena la vicenda personale di Melville (Michel Piccoli) uomo di fede che, eletto Papa, non riesce a sopportare il peso di tale responsabilità e tracolla a livello sia emotivo che psicologico. A quel punto viene chiamato uno psicanalista (Moretti) che vorrebbe tentare di aiutarlo prima di tutto con la sua scienza.

Dato questo spunto potenzialmente esplosivo, la sceneggiatura poi però non mette mai veramente a confronto i due personaggi, lasciando che ognuno di loro sviluppi il proprio discorso senza che ci sia una comparazione esplicita (e necessaria a livello puramente narrativo) tra le due parti. L'esplorazione del percorso interiore di Melville, che dovrebbe essere la parte portante del film, a conti fatti forse è quella più debole: la vita interiore di quest'uomo – soprattutto il suo dover fare i conti con i propri problemi irrisolti - il rapporto con una fede che dovrebbe essere di supporto ma non riesce – viene mostrata con poesia ma non delineata in maniera chiara. Alla fine il percorso umano ed emotivo di Melville viene più accennato che realmente affrontato.
Diversa la questione per il ruolo interpretato da Moretti: il suo rapporto con gli altri vescovi del Conclave dietro la superficie della commedia tenta di far passare con forza una visione della Chiesa che ha bisogno di maggiore apertura con l'esterno, con i tempi che sono cambiati, con le influenze sia sociali che mentali di una società “aperta”. Tale messaggio, raccontato all'inizio con momenti davvero spassosi e con una finezza esemplare, non viene però concluso con una presa di posizione decisa, e col procedere della storia perde anch'esso la sua spinta propositiva.

Habemus Papam” soffre insomma di quello che è un po' il problema di tutto il cinema di Nanni Moretti da molti anni a questa parte – esclusa l'eccezione geometrica di “La stanza del figlio”, film molto più “costruito” degli altri e proprio per questo più personale – il regista ha sicuramente tanto ancora da raccontare, ma non sembra più sapere come farlo con lucidità, o meglio con la forza dirompente che prima possedeva. Moretti pare trattenersi, cercare un tono conciliatorio, e questo frena senz'altro la spinta propositiva del suo cinema. Quando le sue idee le urlava in faccia al pubblico anche a costo di non incontrarne il favore – vedi ad esempio un capolavoro come “La messa è finita”, autentica, tragica dissertazione sul rapporto tra uomo e fede – sapeva come arrivare dritto alla mente e al cuore di chi era disposto ad ascoltarlo. Adesso magari raggiungerà anche più spettatori, ma con messaggi molto più edulcorati, quindi maggiormente inermi.

di Adriano Ercolani