Fuga da Reuma Park

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TRAMA
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Non ci troviamo sulla Terra, ma sul pianeta Aldo Giovanni e Giacomo tra 25 anni: qui tutto può succedere. Giacomo è in sedia a rotelle, attaccato a flebo di Barbera e gira con una pistola giocattolo, Giovanni ha la memoria che fa cilecca e parla con i piccioni (ma non ha perso la passione per le procaci infermiere), Aldo viene abbandonato dai figli (Ficarra e Picone) proprio la mattina di Natale. Si ritrovano tutti lì, al Reuma Park, una casa di ricovero improvvisata all'interno di un Luna Park dismesso, dove imperversa l'energica Ludmilla, un'infermiera russa taglia XXL (Silvana Fallisi). Arresi? Perduti? Tutt'altro: la notte di Natale, mentre al Reuma Park si fa festa con ospiti a sorpresa, musica, tombolata e panettone, il trio ricomposto mette in atto una rocambolesca fuga a suon di petardi. Verso dove? Giacomo ha un sogno, Giovanni ha una barca e Aldo ha il solito travolgente entusiasmo. Sul pianeta Aldo Giovanni e Giacomo tutto può accadere, anche imboccare i Navigli di Milano per raggiungere Rio de Janeiro.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Medusa
DURATA
90 min.
USCITA CINEMA
15/12/2016
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Mattia Pasquini (Nexta)

C'è una scena che racchiude perfettamente la sensazione provata durante la visione di Fuga da Reuma Park - di e con Aldo, Giovanni & Giacomo e codiretto da Morgan Bertacca (che con loro aveva esordito nel Il ricco, il povero e il maggiordomo del 2014) - ed è quella in cui vediamo un disperato e impotente 'ospite' della struttura nella quale il film è ambientato prigioniero di una 'Giostra dei Calcinculo' che non si ferma mai, impossibilitato a scendere e senza nessuno che lo aiuti. Ci si sente così, soli e in balia di un loop interminabile nel quale il trio comico siculo-milanese vaga sullo schermo in forma 'una e trina'.

Già perché vediamo Aldo BaglioGiovanni Storti Giacomo Poretti in persona, invecchiati (come la storia richiedeva), 'en travesti' (nei panni dei loro personaggi televisivi e non solo) e in video (nelle riprese di un loro spettacolo teatrale). Uno spiegamento di forze che giustifica gli intenti celebrativi legati al 25esimo anniversario di carriera e la definizione di loro film "più surreale", ma non riescono a dare un senso all'operazione di base che rimane costantemente sospesa, in attesa di uno sviluppo narrativo e di un senso, forse troppo condizionata proprio dalla necessità di portare in sala un prodotto qualsiasi a loro firma.

Allo stile da fumetto spagnolo e agli echi parodistici già percorsi da Jerry Calà, purtroppo non segue molto. A differenza di altri loro 'pseudo cinepanettoni' concorrenti, qui non c'è comicità (che non sia quella insistita e ripetuta, spesso senza verve, senza idee nuove e senza una apparente rilettura del testo, a meno che non si tratti solo di improvvisazioni mal riuscite), né allegoria, né azione, né intreccio. La delusione - a prescindere dalla riuscita o meno delle singole situazioni o battute (e dell'incipit con Ficarra e Picone, forse il momento migliore del film) - viene proprio dal vedere questi tre ex mostri sacri della nostra commedia prigionieri di un proprio personalissimo 'Park', di una fissità creativa che lascia basitiproprio per la sua inconcludenza e approssimazione. E che rischia di essere un vero e proprio canto del cigno, almeno di questa formula cinematografica…