Free Fire

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TRAMA
Free Fire

Tra i migliori cineasti britannici di oggi, Ben Wheatley inchioda lo spettatore con una sparatoria senza fine e con un susseguirsi di battute fulminanti. Ambientato a Boston nel 1978, Free Fire può avvicinarsi a Le Iene di Tarantino, ma rivisto con il tocco “sporco” dei B-movies anni ’70. Dodici uomini e una donna s'incontrano di notte in una fabbrica dismessa. Da una parte una delegazione dell'IRA, dall'altra un gruppo di trafficanti con tante armi da vendere. La tensione per la chiusura dell'affare è da subito palpabile e, quando scoppia una scintilla, si scatena l'inferno. 

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Free Fire
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Movies Inspired
DURATA
90 min.
USCITA CINEMA
07/12/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Mattia Pasquini
 
La placida ripresa aerea con cui si apre il Free Fire di Ben Wheatley, film di chiusura del Festival di Torino 2016, è decisamente ingannatrice, soprattutto considerata l'azione ininterrotta e claustrofobica della successiva ora e mezza nella quale si sviluppano le conseguenze di un traffico d'armi andato male e affidato a due gruppi di delinquenti da quattro soldi…
 
Non da poco, però, è decisamente il cast composto da Sharlto Copley, Jack Reynor, Sam Riley, Michael Smiley, Armie Hammer, Cillian Murphy e Brie Larson (che tira fuori molto del carattere e delle doti mostrate nell'acclamato Room): tutti elementi fondamentali in questo confuso 'stallo' dalle molte sorprese.
 
In primis, di regia, visto che nello spazio chiuso del magazzino dove gli indipendentisti irlandesi stanno cercando di concludere un affare pieno di imprevisti, aspettative e sorprese non fanno che spingersi e allontanarsi senza posa. Come le parti in causa, d'altronde, personaggi eccessivi e caricati di un'opera cui la misura non interessa e che riesce a contraddire continuamente gli iniziali timori di stereotipizzazione e i saltuari momenti a rischio noia.
 
Ma le virgolette sono d'obbligo nel parlare di staticità, visto che per quanto si fronteggino forze sostanzialmente pari e un altrettanto sostanziale equilibrio si mantenga per l'intero film non manca il dinamismo. Surreale, paradossale, in un certo senso, visto che alcune delle azioni più concitate e tese si svolgono tra protagonisti costretti all'immobilismo, a strisciare o a muoversi lentamente, quando non rallentati artificialmente.
 
Le diverse tecniche di ripresa, le inquadrature, l'alternanza tra gli stili sono perfettamente complementari allo sfoggio di goffaggine e imperizia balistica che porta i nostri contendenti a ferirsi ripetutamente alle braccia, gambe, testa, senza mai cadere del tutto, dando una sensazione di immortalità che lo sviluppo si diverte via via a sovvertire, per il nostro piacere. Sollecitato anche da dialoghi a tratti surreali e stranianti e da atteggiamenti talmente estranei al contesto in cui si trovano da superare gradualmente ogni nostra resistenza, fino a coinvolgerci in questo irresistibile tourbillon vintage a ritmo di John Denver.
 
La parallela alternanza degli obiettivi primari e il continuo mutamento delle situazioni di vantaggio - anche grazie a una serie di 'apparizioni', non colpi di scena, non interferenze - fanno il resto, e rendono ancor più riuscito e coerente (pur nel suo incedere delirante) il film. Che dopo averci suggerito la bontà di tanta "carne trita di prima qualità" ci lascia - considerata la scintilla che dà origine a tutto - a riflettere su una morale ben chiara: attenzione a con chi fai sesso, a non maltrattare o sottovalutare le donne …e a non dar mai per niente per definitivo.