Charley Thompson

TRAMA
Charley Thompson

Charley Thompson è un quindicenne che sogna una casa, del cibo nel piatto e una scuola da non dover cambiare in continuazione. Ma è difficile trovare un po’ di stabilità, se si è figli di un padre single che si arrangia con lavori precari nei magazzini lungo il Pacifico nordoccidentale. Con la speranza di iniziare una nuova vita, i due si trasferiscono a Portland, in Oregon, dove Charley trova un lavoro per l’estate presso un malconcio addestratore di cavalli e diventa amico di un vecchio cavallo, chiamato Lean on Pete.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Lean on Pete
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Teodora Film
DURATA
121 min.
USCITA CINEMA
05/04/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
“Di solito nei film americani si viaggia a Ovest per cercare la libertà. Nel mio, il protagonista viaggia a Est per trovare stabilità”. Lo ha affermato il regista Andrew Haigh a Venezia, presentando il suo ultimo lavoro, Charley Thompson, tratto dal romanzo di Willy Vlautin. Storia di un ragazzo, Charley (Charlie Plummer), che si avventura in compagnia di un cavallo (il Lean on Pete del titolo originale) per cercare la zia dopo l’improvvisa morte del padre.
 
Quella frase racchiude un po’ il cuore del film, una storia di viaggio al contrario rispetto allo standard americano, pur se saldamente ancorata alla storia cinematografica del Paese in cui è girata. Perché Charley Thompson vorrà pure evitare i luoghi comuni del filone “coming of age”, quello in cui un protagonista giovane è costretto alla crescita da eventi esterni, ma finisce per rientrarci alla grande proprio nel suo tentativo di fare l’opposto. Non che questo sia un male, ma in questa necessità di differenziarsi sta il principale difetto del film: è una di quelle storie in cui l’accumulo di eventi traumatici raggiunge un’escalation tale che per poco non diventa una parodia. Per fortuna Haigh evita la trappola e si ferma giusto poco prima di scavallare nella cupezza fine a se stessa. Lo fa contando molto sullo strano rapporto che si viene a instaurare tra Charley e il cavallo che ha rubato per evitare che venga abbattuto. Li vediamo solcare i grandi paesaggi dell’America nord-orientale, dall’Oregon al Wyoming, due figure minuscole rispetto a uno sfondo tanto imponente quanto eterno. Un accostamento che non fa che amplificare la solitudine del protagonista, abbandonato a se stesso da una società che isola le persone prive di una rete sociale.
 
Le tappe del road movie, ovvero incontri con personaggi che di volta in volta aiutano il personaggio a cambiare e a modificare la traiettoria del suo viaggio – sia facendogli del bene che del male – ci sono tutte. C’è persino una scena in cui Charley incontra dei giovani veterani delle guerre in Medio Oriente, in cui il protagonista resta silenzioso di fronte ai loro racconti. Si capisce come Haigh abbia voluto sottolineare quanto Charley sia giovane e smarrito, poco interessato ai problemi dell’età adulta e ancora innocente e naif nonostante le cose terribili che gli sono già capitate.
 
Haigh conta su un ottimo cast – oltre all’eccellente Charlie Plummer, troviamo Travis Fimmel di Vikings, che trasuda come sempre il suo carisma da scavezzacollo, Chloe Sevigny e Steve Buscemi – e sulla sua capacità di raggiungere il cuore del suo protagonista e di comprendere i tempi e i ritmi del road movie più classico. Per questo Charley Thompson, pur non essendo niente di innovativo o eclatante, riesce a portare a casa con onestà il suo messaggio.