Captain America: Civil War

TRAMA
Captain America: Civil War

Steve Rogers guida un nuovo team di Avengers, ma un incidente internazionale che coinvolge la squadra, e causa alcuni danni collaterali, spinge i governi a far pressione per installare un sistema di controllo e un organo che regoli quando richiedere i servizi della squadra. Il nuovo status quo spezza in due gli Avengers proprio mentre stanno tentando di proteggere il mondo da un nuovo villain.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Captain America: Civil War
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Walt Disney Pictures
DURATA
146 min.
USCITA CINEMA
04/05/2016
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Non è la prima volta che il Marvel Universe piega ai suoi voleri storie e personaggi, come accade in Captain America: Civil War, ci siamo abituati. Era altresì prevedibile che in un progetto tanto mastodontico servissero degli anelli di congiunzione tra i diversi mondi creati negli anni dalla celebre editoriale. Tanto più nel caso di film sempre più ipertrofici e interconnessi, secondo la più classica delle tendenze al Crossover che da anni marca la politica Marvel. Prima sulla carta, oggi sul grande schermo.

Tanta 'confusione organizzata' non poteva non comportare dei rischi, fondamentalmente di equilibrio, nella struttura e nella narrazione. E nel concept. La scelta di approfittare del terzo film di Captain America (scelta ideale, in effetti) per compiere un ulteriore passo avanti nell'evoluzione politica dell'Universo ha infatti inevitabilmente condotto verso la deriva estrema della Civil War del 2006. Purtroppo senza poterne sfruttare il respiro e la complessità data dalla versione originaria e dovendo sottostare al criterio suddetto, cercando di restare coerenti con gli altri Team Up, i passati e i due futuri Avengers: Infinity War diretti dagli stessi Anthony e Joe Russo.

I due fratelli - già registi dell'altalenante Captain America: The Winter Soldier (e della sola scena finale di Ant-Man, pur non accreditati) - si sono trovati quindi a dover gestire una materia difficile, senza avere la perizia e la visione del più abile e pratico Joss Whedon. E si nota. Soprattutto nella prolissità con cui indulgono negli scontri e nella separazione netta della storia tra l'atteso e ampiamente promosso scontro fratricida - reiterato e insistito - e la missione dell'eroe principale, di nuovo alle prese con un intreccio etico e spionistico insieme. Che quasi scompare però in un finale tra il retorico e il brutale che in compenso permette di lasciar intravedere qualcosa degli Avengers più moderni, gravati di tensioni interne e delusioni personali. E dubbi. Qui, in generale, molto meno che accennati, soprattutto nelle figure di Visione (della quale ancora non si riesce a rendere la caratura, anzi!) e Spiderman.

Certo, l'assenza dei Fantastici Quattro di Reed Richards nell'economia della storia pesa, ma l'utilizzo dell'arrampicamuri è ben diverso da quello coraggioso e combattuto - e ben più adulto - che ci saremmo aspettati. Sicuramente meglio, e più funzionale alla storia, del simpatico e ciarliero adolescente buono (insieme alla splendida ma poco adatta Zia May di Marisa Tomei) soprattutto per lanciare l'ennesimo reboot sull'eroe di New York. Sono targati Queens e Brooklyn in fondo molti siparietti divertenti, centrati sulla caratterizzazione popolare degli eroi più vicini a noi, anche nel modo di pensare e di vivere un evento così incredibile. Paradossalmente in tutto questo - e considerati gli scrupoli iniziali, da cui origina la scissione - è proprio l'elemento umano (inteso come 'genere') a essere ignorato. Ma sono dettagli.

Per fortuna in compenso, e in una storia raccontata e costruita in maniera fin troppo 'semplice' narrativamente, sono proprio i dettagli a fare la fortuna di questo Avengers 2.5 (e parzialmente Cap 3). Quelli delle coreografie di lotta, anche se principalmente quella più fisica di Chris Evans, Scarlett Johansson e Chadwick Boseman (il suo T'Challa/Black Panther è tra le cose migliori del film, sperando non ne facciano un Daredevil nobile o un Tarzan nero nel film a lui dedicato) e dei duetti tra Cap e Bucky (anche action - alla Raid - con un sempre convincente Sebastian Stan). E quelli che emergono dal passato di Iron Man a Steve Rogers al "Manchurian Candidate" (semplice e geniale!) Bucky, tormentati da rimpianti, rimorsi e sensi di colpa.

Ora si tornerà agli 'All-Star Game' fracassoni di Infinity War - Part 1 e Infinity War - Part 2, nei quali son poche le speranze di veder corretti i difetti congeniti dei Russo o gli esasperati Crossover che in passato hanno allontanato tanti dal continuum fumettistico (costringendo chi restava a pagare anche per loro, per la gioia della Marvel) e che sembrano confermare sempre più un maggior gradimento per i film dedicati a eroi minori, o osservati con meno grandeur. Nella speranza che siano proprio loro - i vari T'challa, Doctor Strange, Wasp, Captain Marvel o i favolosi Inumani a rendere più radioso il futuro del Marvel Universe.