La battaglia dei sessi

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TRAMA
La battaglia dei sessi

La vera storia del match di tennis che ha avuto luogo nel 1973 tra la campionessa Billie Jean King e l'ex campione Bobby Rings.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Battle of the Sexes
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
121 min.
USCITA CINEMA
19/10/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Alessia Laudati
 
Alcune camminate sono tutt’altro che innocue passeggiate; vanno verso qualcosa che conoscono e che desiderano. Quelle di Emma Stone/Billie Jean King in La battaglia dei sessi sono di queste. Quando il suo personaggio percorre il corridoio che la separa dallo stadio di Houston, la campionessa 29enne vuole disperatamente vincere il match contro l’ex campione agé Bobby Riggs (Carell) e dimostrare al mondo che le donne nel tennis - come in altri campi della vita - non sono da ‘meno’. Persino se devono giocare contro un uomo talmente convinto della sua superiorità di genere e sportiva da pensare di batterle nonostante il divario anagrafico.
 
Fin da subito il biopic del duo di registi di Little Miss Sunshine rende chiaro come sia riuscito a veicolare il tema dell’uguaglianza di genere nello sport in una formula da commedia fresca e convincente. Il femminismo de La battaglia dei sessi è un femminismo colorato, meno intransigente rispetto al passato e forse persino più frivolo - ma non per questo meno ideologico - che si è appropriato dei linguaggi tipici del marketing per vendere con efficacia il proprio pensiero di uguaglianza. La 'scuola' di Sex & City ha dimostrato per prima che le donne al cinema e in TV possono essere esempi di autonomia nel perseguire il proprio desiderio e la propria autodeterminazione senza che la confezione che le racconta sia per forza quella tipica del film impegnato o del dramma strappalacrime. Insomma, che grandi risate si possono fare a fianco del femminismo raccontato in forma popolare.
 
Tuttavia realizzare un prodotto dall’estetica raffinata e dal cuore militante non è sempre semplicissimo. La commedia non è affatto uno scherzo. Il biopic forse ancora meno. Il film invece ricostruisce con esattezza l’evento simbolo di questo scontro tra sessi non dimenticando di far ridere con la dimensione eccessiva, esagerata e da grande show, che accompagnò al tempo la manifestazione. Un tocco kitsch che la pellicola fa suo giocando con la paradossale personalità di Bobby Riggs (Steve Carrel), noto manipolatore, eccentrico e giocatore d’azzardo e divertendosi a mostrare tutte le stereotipizzazioni tipiche del grande spettacolo americano. Una contrapposizione che sembra funzionare ieri come oggi. Riggs è l’heel (il cattivo del wrestling ndr) del campo da tennis, scorretto, esagerato, eppure estremamente divertente. King è la faccia buona e corretta, l’eroina, il personaggio alla ricerca di se stessa e della propria identità sessuale. Di lì a poco ci sarebbe stato persino il suo coming out. 
 
Forse – per dare un quadro del clima politico e sociale dell'epoca - è opportuno ricordare che quelli furono anni di grandi scontri. Negli anni ’70 alcune tenniste cominciarono a chiedere l’uguaglianza del montepremi nei grandi tornei del circuito e non vollero che l’accesso e il successo del tennis fossero condizionati da fattori sociali ed economici. Sostennero così che l’uguaglianza non fosse un valore dipendente dalle leggi del mercato ma un diritto acquisito da difendere a qualunque costo.
 
Qualche decina d’anni prima alla King un’altra tennista, la nera Althea Gibson, combatterà affinché il professionismo sportivo non divida per genere di appartenenza e nemmeno per colore della pelle. Sembrano passati dei lustri ma quarant’anni dopo certi discorsi sull’uguaglianza tornano ancora oggi. I campioni attuali come Djokovich si sono più volte lasciati sfuggire una certa insofferenza per l’uguaglianza dei montepremi tra uomini e donne negli Slam e nei tornei ‘combined’ (dove campioni e campionesse giocano sugli stessi campi scambiandosi il pubblico). Tra le ragioni della protesta il fatto che i loro match siano più seguiti a livello di pubblico. La stessa frase che sentiamo pronunciare nel film al personaggio di Jack Kramer (Bill Pulmann). Il tennis nel frattempo è diventato un business ancora più grande e il mercato, con le sue leggi di produttività e di incasso, non vorrebbe affatto piegarsi alle logiche dell’uguaglianza sostanziale. Chi vincerà la battaglia dei sessi?