Alien: Covenant

TRAMA
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Diretto verso un remoto pianeta sul lato più lontano della galassia, l'equipaggio dell'astronave colonia 'Covenant' scopre un posto che sembra un paradiso inesplorato, ma che in realtà è un mondo oscuro e pericoloso, il cui unico abitante è David, superstite della sfortunata spedizione Prometheus

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Alien: Covenant
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
123 min.
USCITA CINEMA
11/05/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

C'è ancora confusione su quanti e come debbano essere organizzati gli 'anelli di congiunzione' nella catena con cui Ridley Scott ha deciso di legare a sé la sua creatura dopo le delusioni dell'evoluzione della saga. Ma alla confusione siamo abituati, nello spazio e nelle varie manifestazioni di xenomorfi e affini, soprattutto dopo il raffazzonato Prometheus, le sue troppe domande e la necessità di porvi rimedio. Con questo Alien: Covenant.

Attratti dal radiofaro della dottoressa Shaw di Noomi Rapace, davamo quasi per scontato che si arrivasse sul pianeta degli Ingegneri, anche per le ripetute notizie relative al doppio ruolo di Michael Fassbender. Ma, al netto di una reiterata tendenza a innescare l'azione grazie a inconcepibili e banali errori di scienziati e astronauti iper addestrati (il recente Life ne è esempio lampante), per una volta il passaggio di mano della sceneggiatura riesce a dare frutti positivi. La scelta di John Logan (già sceneggiatore de Il gladiatore e Skyfall) sembra davvero esser stata particolarmente fortunata. Soprattutto in prospettiva. Gli accenni confusi del precedente stavolta si sviluppano in una serie di spunti tematici interessanti e in un alternarsi di situazioni che non fanno perdere coerenza alla storia pur movimentandone il ritmo. I conflitti morali e l'evoluzione del 'vecchio' Walter sono il cardine intorno al quale ruotano le diverse direttrici permettendo divagazioni al limite del filosofico, a partire dal prologo (il quasi lirico flashback affidato a Guy Pearce).

Coscienza e autocoscienza, creazione ed evoluzione, limiti naturali e la legittimità dell'oltrepassarli, a quale costo e con quali conseguenze, sono - ancor più della parte 'action' - i pilastri del racconto insieme alla solidità crescente della definizione della parte più prettamente 'thriller'. La 'lezione' è quella antica: è più sensuale l'immaginazione che il porno, meglio temere l'inconoscibile che dare corpo al pericolo. Al mostro, almeno, visto che sono proprio scenografia e fotografia a regalare meraviglia.

Spettacolo e tensione, quindi, gestita in maniera attenta da un film che si dimostra in grado di 'ripartire' ogni volta, e  più riprese. Nonostante snodi narrativi prevedibili, anche in quanto dovuti. Un 'tesoretto', comunque, da far fruttare; magari recuperando qualcosa e regalandoci di più sugli Ingegneri, rimasti troppo sullo sfondo, e sul loro ruolo. Che sarebbe un peccato ignorare a favore di una eccessiva responsabilizzazione del divin androide senza scrupoli.

Una nota conclusiva sui personaggi, ci permette - in attesa di verificare le astruse teorie che la riguardano - di dare il giusto risalto alla 'nuova Ripley', la Daniels di Katherine Waterston e al Tennessee di Danny McBride. E di chiederci il senso della apparizione 'mediata' di James 'prezzemolino' Franco. Vedremo se con il prossimo capitolo - a quanto pare già scritto - arriveranno risposte, o altri quesiti.