La storia è quella di una serie di omicidi irrisolti che paralizzò la Bay Arena di San Francisco tra i tardi anni ’60 e i primi ’70.
La vicenda inizia il 4 luglio del 1969, con una terrificante scena che sembra uscita da “Bonnie and Clyde”. Una giovane coppia appartata viene aggredita da un’autentica pioggia di proiettili. Il giorno seguente al San Francisco Chronicle e ad altri giornali arrivano le lettere di un uomo che rivendica l’omicidio e dice di chiamarsi “Zodiac”. Nel testo ci sono anche un messaggio in codice e l’istruzione di pubblicare la lettera in prima pagina, altrimenti nuovi omicidi seguiranno. Qui inizia la saga che proseguirà per vent’anni, tra lettere (20), vittime rivendicate (47) e sospetti (decine).
Una classica crime saga col sapore di un’allegoria dell’era dell’Informazione. Protagonista assoluto e invisibile, il più mediatico dei serial killer. Un protagonista che non ha bisogno di un corpo per essere al centro dell’attenzione. Gli bastano i suoi messaggi, i suoi simboli, le sue lettere. Rispetto ai suoi colleghi che fanno parte del girone infernale dei Serial Killer, the Zodiac è stato qualcosa di completamente diverso. Aveva un vero e proprio senso del marketing e sostanzialmente aveva anche un logo.
Sentite David Fincher: “La cosa che ha stupito maggiormente di Zodiac non è stato tanto quello che ha fatto, ma come l’ha raccontato lui stesso. Le sue lettere sono un meraviglioso esempio grafico di questo. Erano incredibilmente affascinanti. Sono il motivo per cui ancora oggi stiamo parlando di questo assassino. Non per tutte le persone uccise”.
Zodiac, nelle sue lettere ai giornali, sbeffeggiava la polizia, che ovviamente brancolava nel buio. Suggeriva ironicamente indizi e tracce per scoprire chi fosse e quali i suoi prossimi delitti. E raccontava, anche attraverso deliranti dettagli, le ragioni dei suoi assassini, descrivendo in maniera quasi voluttuosa il piacere che da essi traeva.
L’idea di David Fincher era quella di un film che non sensazionalizzi gli eventi, ma li romanzi semplicemente, raccontando il duro lavoro di giornalisti e poliziotti alle prese tutti i giorni con un caso talmente complesso e invadente. In effetti la critica americana, dove il film è già uscito, ha apprezzato molto l’aderenza ai fatti e la ricostruzione fedele all’atmosfera del periodo. E pure il cast si è meritato lodi unanimi.
C’è Robert DowneyJr. che interpreta il reporter al seguito della storia per il San Francisco Chronicle. Mark Ruffalo nella parte del detective a capo delle indagini. E Jake Gyllenhaal, un vignettista del Chronicle che diventa ossessionato dal caso al punto da scriverne anche un libro, dal quale è stata tratto il film.
Il caso di Zodiac non era di certo sfuggito per così tanto tempo a Hollywood. La sua vicenda aveva già ispirato un paio di pellicole, ma soprattutto aveva battezzato una celebre saga del poliziesco americano. Dirt Harry, meglio noto come l’ispettore Callaghan, quello del caso Scorpio, nel 1971 si era trovato invischiato nei giochetti mediatici di un serial killer efferato. Nel film del dynamic duo “Don Siegel & Clint Eastwood”, ovviamente Zodiac veniva catturato dal ruvido ispettore Callaghan, per garantire altri sequel di successo alla saga. Nella realtà, invece, l’inafferrabile Zodiac sparì nel nulla, senza lasciare traccia, durante il 1978. David Fincher lo sa bene che andò così.


Jake Gyllenhaal
Robert Downey Jr.

