James Franco annoia nel raccontare le ultime ore dell'attore Sal Mineo in un film lento e ripetitivo

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Venezia 68 - La recensione di Sal di James Franco

Sal – La recensione da Venezia 68

James Franco annoia nel raccontare le ultime ore dell'attore Sal Mineo in un film lento e ripetitivo

“Quando vedevi Sal Mineo, dicevi subito: questo muore”. Provate a parlare con un settantenne e questa è la risposta che avrete. Mineo era di origine siciliana, e conobbe prestissimo la sua fortuna. Amico di James Dean, ricoprì il ruolo del caratterista in film come “Il gigante” e “Gioventù bruciata”, e il suo era per lo più il personaggio destinato a una brutta fine. In seguito, anche per via della relazione con Dean, divenne un’icona gay. Il suo successo, arrivato prestissimo, quando era ancora adolescente, conobbe un periodo di declino, ma stava per risollevarsi grazie anche alla sua attività di regista. Sal Mineo morì in modo assurdo e per ragioni misteriose, accoltellato di fronte al garage di casa sua. Le indagini al riguardo rimasero senza una soluzione.

James Franco porta sul grande schermo l’ultimo giorno di vita di Mineo, accarezzando con la macchina da presa corpi e volti per lo più maschili. Inquadrature ardite, primissimi piani, dettagli sui muscoli al lavoro, composizione del quadro insolita. Se non fosse così pieno di tutto ciò, potrebbe avere un suo stile registico, invece è talmente saturo di tentativi di originalità da finire con l’essere piatto, lento e incredibilmente noioso. Per buona parte il film sembra la pubblicità per un calendario gay – non che la cosa dispiaccia, nemmeno al pubblico femminile – poi la narrazione si sposta nella casa di Sal, lo segue nelle azioni più consuete, resta con lui mentre fuma troppe sigarette e fa decine di telefonate.

I dialoghi sono pochissimi, inquadrature fisse creano vuoti sonori di decine di minuti. Franco prova persino a giocare con i piani di messa a fuoco, ma tutto questo, anziché dare al film un’impronta, un’identità, finisce per togliergliela. La lentezza cresce e si esaspera, fino a che sullo schermo resta solo Val Lauren, interprete sensibile, ma probabilmente scelto più per il fisico che per meriti attoriali.

Un personaggio come Sal Mineo avrebbe meritato una vera biografia, non lo stillicidio voyeristico in stile Grande Fratello che lo segue minuto per minuto solo nell’ultimo giorno della sua vita. Ma probabilmente James Franco, che soffre di narcolessia, desiderava un po’ più di empatia da parte del suo pubblico, al punto da provare a contagiarlo.

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