Toni Servillo torna a Napoli per un thriller intimista

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Festival di Venezia 2010 - Film

Toni Servillo torna a Napoli per un thriller intimista

Gorbaciof – La nostra recensione

Toni Servillo torna a Napoli per un thriller intimista

Vedere Toni Servillo sorridere è di per sé una novita. In “Gorbaciof” succede che il protagonista si innamori e viva, seppur solo per pochi minuti filmici, un amore corrisposto - non quindi una sorta di ossessione come in “Le conseguenze dell'amore” - e si lasci finalmente andare alla felicità. Per il resto, come al solito, la sua è l'interpretazione di un uomo malinconico, di poche parole, quasi misantropo. Non si tratta del leader comunista, quello sarebbe Gorbaciov, con la v alla fine e non la f. Qui il nome viene utilizzato come soprannome. Come l'ultimo capo del Pcus, Marino Pacileo ha una grossa voglia di fragola sulla fronte. Lavora come contabile al carcere di Poggioreale e passa le serata nello sgabuzzino di un ristorante cinese giocando a poker a puntate di cinquecento euro. Cifre alte, che non si potrebbe permettere se non rubasse ogni tanto soldi dalla cassaforte della prigione. Quando però i debiti si accumulano, per rientare ha un'unica possibilità: svolgere un lavoretto per degli amici criminali.

Stefano Incerti, Toni Servillo e Yang Mi al Festival di Venezia

Il film di Stefano Incerti presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia si regge unicamente sulle spalle del suo attore protagonista. E' guardando Servillo, il suo talento e la sua attenzione per i dettagli, che si riesce ad arrivare alla conclusione senza annoiarsi. Il racconto è  infatti costruito su pochissimi elementi, l'epilogo e la morale annessa sono piuttosto banali e prevedibili. Per quanto formalmente pulito, a fine visione non si ricordano particolari sequenze, che siano tenere, di suspense o di introspezione personale. Tutto rimane in superficie, compresa la possibile critica sociale e gli accostamenti, molto alla lontana, con Paolo Sorrentino (di solitudine “L'uomo in più” e il rapporto con il denaro di “L'amico di famiglia”).

Toni Servillo in Gorbaciof

E' vero, “Gorbaciof” non ha goduto di alcun sovvezionamento statale e già per questo andrebbe apprezzato, ma i limiti qui non sono di budget, quanto di idee di sceneggiatura. Va bene il “lirismo” di cui ha parlato Incerti presentando il suo film, ma ci vuole qualche fatto in più per farlo volare alto.

"Gorbaciof - Il cassiere col vizio del gioco" è distribuito nei cinema da Lucky Red.
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COMMENTI:
  • Nando
    martedì 26 ottobre 2010
    ore 13:26
    Per niente d'accordo con la presente recensione!Questo è un gran film. Pochi dialoghi, regia e fotografia essenziali, ma che poesia, che sguardi, che mimica, che recitazione. Incerti si affida quasi totalmente a Toni Servillo: e si mette in ottime mani. Il Maestro, perchè questo è Servillo, crea un pesonaggio unico, irripetibile. Un'icona, un eroe/non eroe, una macchietta dalla maestosa natura drammatica, ironico e profondo, un duro di poche parole dal cuore tenero, un uomo schivo e silenzioso, ma che con ogni sguardo urla al mondo la sua statura di "tigre tra le scimmie", la sua diversità rispetto al resto del mondo, troppo futile, indifferente, cattivo. E' Pacileo, il ragioniere del carcere, per i suoi antagonisti al tavolo di poker: Gorbaciof. Fondamentalmente un miserabile, solo, ma che non ha bisogno di nessuno, che non si vende, non abbassa mai la testa, che tratta il resto del mondo con il necessario distacco..L'amore per una splendida ragazza cinese lo cambia, lo porta, per proteggerla, a fare azioni disperate che in altre situazioni non avrebbe mai intrapreso. E il finale, che a molti critici non è piaciuto, resta, secondo me, perfetto: Incerti ci mostra che la Tigre Gorbaciof è in un mondo di scimmie, con le quali è costretto dagli eventi a scendere a compromessi, a mettersi al loro pari. Ma lui scimmia non potrà mai essere...
  • Mark
    lunedì 13 settembre 2010
    ore 9:06
    Effettivamente quella di film.it è una delle pochissime recensioni negative del film che ha raccolto ovunque consensi non solo per Servillo ma per il film nel complesso. Strana la stampa italiana, fino a pochi giorni fa si parlava di rinascita del cinema italiano, di belle opere in mostra (in concorso e non). Adesso dopo la premiazione di autori ed interpresti stranieri, si denuncia il flop di quello stesso cinema italiano acclamato il giorno prima. Nel paese dei conflitti di interessi ci mancava solo Tarantino che spingeva per premiare la sua ex!!! non se ne sentiva il bisogno.
  • Andrea
    lunedì 6 settembre 2010
    ore 8:19
    Spiace che un addetto ai lavori ricada nella tentazione di una critica superficiale e preconcetta peraltro così difforme dal sentire generale di tanta critica ben più pregiata (anche internazionale). La solita demonizzazione della sceneggiatura, la solita denuncia di mancanza di idee. Un disco già sentito, che alla lunga stufa. Chi ha avuto modo di vedere realmente il film ne è rimasto profondamente emozionato e non ha pensato a Sorrentino (semmai lui emulo di Incerti che quelle atmosfere aveva già espresse nel 1995 con lo splendido debutto de "Il Verificatore"). Un film molto interessante che in molti avrebbero visto volentieri in concorso a Venezia.
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