La giornata di domenica 27 nel segno di John Carpenter

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La giornata di domenica 27 nel segno di John Carpenter

Terzo giorno al TFF: ondata di horror

La giornata di domenica 27 nel segno di John Carpenter

Il grande, imprescindibile John Carpenter, ospite nel 2000 per una storica retrospettiva ritorna a Torino (non di persona, purtroppo) con un nuovo film per il cinema, dopo gli episodi per la serie TV “Masters of Horror”. Si chiama "John Carpenter’s The Ward" (Massimo 1, 22.15), con il nome del regista non solo sopra ma direttamente “nel” titolo, e naturalmente è un horror, la storia di un ragazza rinchiusa in un istituto psichiatrico e coinvolta in una serie di omicidi che prevedono lei come obiettivo finale.

E all’horror quest’anno è dedicata l’intera sezione Rapporto confidenziale, che oggi presenta anche l’australiano "Damned by Dawn" (Massimo 2, 12.30) e il canadese "Suck" (Nazionale 2, 22, qui la nostra recensione) e che in generale getterà uno sguardo alla produzione di serie A e B del genere, con l’approccio libero da condizionamenti e aperto al “cinema giovane” che da sempre caratterizza questo Festival.

Damned By Dawn

Provare per credere, a proposito di coraggio e libertà, con "The Arbor" (Greenwich 3, 17), documentario più unico che raro sulla drammaturga inglese Andrea Dunbar, tutto recitato in lip sync (cioè con attori che mimano conversazioni pre-registrate tra persone reali) come se la memoria non fosse altro che un lavoro di finzione ed esorcizzazione della morte, o con un altro horror-porno che non fa parte di Rapporto confidenziale, bensì di Onde, e che si chiama "L.A. Zombie" (dirige il guru della cultura queer Bruce Labruce, Greenwich 3, 22), riflessione dolente sul male e sulla redenzione, grazie a uno zombie venuto a donare vita piuttosto che a dispensare morte.

L.A. Zombie

Provocatorio e umanissimo, il film di Labruce è a suo modo un’antropologia contemporanea, un’opera sociologica non diversa, idealmente, dai lavori dell’americano Ben Russel, al quale il Festival dedica un omaggio che comprende le "Recent Anthropologies" (Massimo 3, 22), catalogo di corti d’osservazione tra gli Stati Uniti, Dubai e l’Africa nera, e dell’italiano Paolo De Falco, che con il documentario "Via Appia" (in concorso, Greenwich 1, 19.30) viaggia per un meridione nascosto e invisibile alla ricerca di un’anima italiana che superi le mode culturali e le pigrizie del pensiero intellettuale.

John Huston

Poi, certo, uno butta un occhio al programma Huston e si accorge che proiettano "The Dead - Gente di Dublino" (Ambrosio 2, 22), il suo ultimo film, il suo testamento, il suo capolavoro, forse la più bella trasposizione cinematografica di un libro mai fatta, e allora diventa davvero facile consigliare titoli e percorsi all’interno di un festival.


Vi ricordiamo che Film.it seguirà, giorno dopo giorno, la ventottesima edizione del Torino Film Festival. Vi invitiamo dunque all'interno del nostro speciale: articoli, notizie, interviste, recensioni e foto che troverete cliccando qui.
KEYWORDS:
  • TORINO FILM FESTIVAL 2010 | 
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  • JOHN CARPENTER
  • TFF | 
  • L.A. ZOMBIE
COMMENTI:
  • Biscos
    domenica 28 novembre 2010
    ore 21:37
    Guardate cosa ho trovato riguardo il film "Damned By Dawn"... Critiche 1: dal sito http://ottantottomigliaorarie.splinder.com Dove è stato citato il film, parlavano del Film Festival a Londra dove proiettavano film inediti. “A seguire è stato proiettato forse il film peggiore dell’intero festival, Damned by Dawn di Brett Anstey. Anticipato come un Evil Dead 4 – ovvero il seguito dell’Armata delle Tenebre – Damned by Dawn è invece noioso, malamente realizzato e ridicolo. Tra scheletri volanti, spiriti urlatori, macchina per il fumo perennemente accesa e viscere che fuoriescono per senza motivo, questo film australiano di soli 80 minuti sembra non finire mai.” Critiche 2: dal sito: http://www.i400calci.com “Classica storia di magione di campagna infestata da spiriti di streghe assassine che, grazie a Dio, invece che frantumarci i maroni costruendo attese e suspance di sticazzi, dedice di fare da subito un continuo bordello della madonna prendendo spunto da La Casa/Drag Me to Hell, una lezione che effettivamente pochi avevano replicato con dovuta passione. Il problema – il grosso problema – è che il budget è ridicolo e i CGI sono di un imbarazzante che ti viene da pensare che abbiano proiettato per errore una bozza ancora in attesa di post-produzione. Che se gli effetti necessari fossero due o tre li potresti anche perdonare, ma quando al contrario te li smitragliano in faccia a ripetizione a partire dal minuto 10 finiscono per rovinare anche le cose buone che il resto del film stava tentando di costruire. E la ballata goth-metal finale aiuta a metterci una pietra definitiva sopra senza grossi rimpianti. Peccato.”
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