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Arrivato al sesto episodio (e il settimo è già in preparazione), il franchise di Saw riesce incredibilmente a non perdere colpi.

Saw VI: l’horror bricolage si fa social

Arrivato al sesto episodio (e il settimo è già in preparazione), il franchise di Saw riesce incredibilmente a non perdere colpi.

Quando si ha la fortuna di imbroccare l’horror giusto, ovvero che costi poco e incassi tantissimo, non farne una saga è un peccato mortale. È stato così per Michael Myers in Halloween, Jason Voores in Venerdì 13, Freddy Krueger in Nightmare e da un bel po’ si è aggiunto anche il simpatico patito del fai da te Jigsaw.
Arrivato al sesto episodio (e il settimo è già in preparazione), il franchise di Saw riesce incredibilmente a non perdere colpi, nonostante il plot sia ad ogni puntata più complicato, con intrecci, flashback, rivelazioni e ritorni di personaggi di sfondo delle precedenti puntate in forma di protagonisti. Tralasciando quindi la trama, anche per non togliere il gusto della sorpresa ai veri grandi appassionati della saga, è interessante soffermarsi su altri elementi.

Prima di tutto, nonostante la formula sia sempre la stessa, la “quest” per la salvezza della vittima di turno continua a essere una scelta vincente. Merito della fantasia, malata diranno molti, catartica preferisce credere chi scrive, dei vari sceneggiatori che si sono avvicendati nel corso degli anni, capaci di ideare e costruire macchine di morte sempre più complesse e anche raffinate dal punto di vista letterario. Marcus Dunstan e Patrcik Melton, infatti, autori in sella dal quarto episodio, amano come sempre rifarsi alla tradizione grand guignolesca da una parte e a quella ben più nobile del Grande Bardo William Shakespeare, con dotti richiami alle sue tragedie, tra cui spicca Il mercante di Venezia.

Ma la cosa che lascia più piacevolmente sorpresi di Saw VI è la sua deriva socio-politica, oltretutto di grande attualità, specialmente negli Stati Uniti. La vittima prescelta in questo caso è infatti un alto dirigente di una grande assicurazione, reo di non avere esteso la polizza del nostro amico Tobin Bell/Jigsaw per coprire le spese di viaggio per una terapia sperimentale al nostro psicopatico serial killer quando gli fu diagnosticato il cancro. Ebbene, in pieno dibattito al Congresso e al Senato per l’approvazione della riforma sanitaria di Obama, una saga horror si schiera apertamente, Jigsaw si butta in politica per il bene del popolo americano.

Una svolta inaspettata e vincente, perché il personaggio che ha dato vita al franchise diventa per lo spettatore ancora più empatico e indispensabile, nonostante sia morto da ormai tre puntate.

Complimenti al team creativo di Saw e anche al regista Kevin Greutert, che dopo avere montato i primi cinque film è stato promosso dietro la macchina da presa e già confermato anche per il successivo capitolo.
Insomma, almeno per ora non ci daranno un taglio... 

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