Inghilterra, 1983. Il governo Thatcher ha impegnato la nazione nella scomoda Guerra delle Falkland contro l’Argentina. Il padre del giovanissimo Shaun (Thomas Turgoose) è uno dei soldati deceduti nel conflitto, e la mancanza di una figura paterna influisce sul momento di sbandamento che il ragazzo sta vivendo. A poco a poco Shaun inizia a frequentare una banda di ragazzi più giovani di lui, che aderiscono al look e ad alcuni ideali dell’ideologia naziskin. A capitanare la banda c’è Woody (Joseph Gilgun), ma quando torna a farsi vedere in giro un vero esponente della cultura razzista e violenta della comunità, il ragazzo verrà sedotto dalla sicurezza e dalla retorica che quest’ultimo gli infonde.
Già con il suo interessante “Ventiquattrosette” (Twentyfourseven, 1997) - presentato con successo a Venezia -, Shane Meadows aveva dato prova di saper raccontare le ambiguità e le contraddizioni economico-sociali del suo paese adoperando uno sguardo sincero e disincantato, senza però rinunciare alla freschezza dei toni più leggeri. Molto più difficile adesso però confrontarsi con un tema come quello del fenomeno del neonazismo esploso all’inizio degli anni ’80 nel Regno Unito. L’importanza primaria di questa pellicola, che è anche poi il motivo principale della sua riuscita, è quella di raccontare questa storia non volendo dare un analisi sociologica degli avvenimenti, quanto invece filtrarla attraverso la verità della messa in scena: ecco perciò che l’adesione del piccolo protagonista e di tutti gli altri componenti del gruppo all’ideologia naziskin è dovuta principalmente a qualche mancanza, sia essa di natura economica, sociale ecc. Anche se in alcuni momenti la rappresentazione soffre di un eccessivo schematismo, tuttavia vedere all’opera una gioventù violenta ed emarginata, spinta dalla sofferenza per una condizione precaria, riesce a scatenare nello spettatore una serie di riflessioni che vanno oltre l’effetto, e si spingono a cercare la causa di tale deviazione. Meadows regala al suo lungometraggio il gran pregio di far passare quest’idea non come una tesi precostituita, ma come la naturale conseguenza di quanto egli stesso mette in scena. La divisione tra i due “fratelli maggiori” del protagonista, uno più pacato e saggio e l’altro invece radicale e violento, rappresenta una variazione molto intelligente del dipingere la differenza di saggezza ed equilibrio con cui affrontare un tale problema.”This is England” è un film molto coraggioso per la tematica che ha scelto di trattare, ed anche per il tono che adopera nel farlo: non il solito dramma duro ed impietoso, ma un tono più pacato che però non evita di mostrare il lato reazionario e xenofobo del fenomeno. Un’opera ben calibrata e sinceramente indagatoria, che si propone come uno dei prodotti più interessanti di questa prima edizione della Festa del Cinema di Roma.




domenica 28 agosto 2011
ore 11:31
giovedì 16 dicembre 2010
ore 0:22