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Film

Recensione Super di James Gunn

Super – La nostra recensione

James Gunn dice la sua in tema supereroi con un film che parte come una commedia grottesca ma finisce per prendersi troppo sul serio

Negli anni Sessanta, Stan Lee creò un nuovo genere di eroi a fumetti, i “supereroi con superproblemi”, ben lontani dai bellimbusti con mascella quadrata e psicologia sottile quanto il foglio di carta su cui erano stampate le loro storie.

Oggi, più di cinquant'anni dopo, il cinema torna al concetto della Marvel, per estremizzarlo e adattarlo a una nuova epoca molto più smaliziata.

Ellen Page e Rainn Wilson in una scena del film

Dopo “Kick-Ass” e “Defendor” (ancora inedito in Italia), arriva “Super” di James Gunn. Gunn si è formato alla Troma, la compagnia indipendente fondata da Lloyd Kaufman, il re del trash made in USA e papà di un altro supereroe di culto, Toxic Avenger. E proprio alle sue radici Troma sembra guardare il regista con questo film, storia del loser Frank D'Arbo (Rainn Wilson), che dopo essersi visto soffiare la moglie (Liv Tyler) da un boss locale (il luciferino Kevin Bacon) decide di travestirsi da supereroe, assumere l'identità di Crimson Bolt e combattere i criminali, siano essi stupratori pedofili o maleducati che saltano la fila per il cinema. Dopo un po', Frank incontra la fan Libby (Ellen Page), che lo convince a prenderla come sidekick con il nome di Boltie.

Il problema principale di questo “Super” è che non sa decidere che tono adottare: il film inizia come una commedia grottesca con tinte surreali, introducendo una serie di personaggi perdenti fino alla patologia e senza alcuna speranza di redenzione (come invece accade in “Kick-Ass”). Poi si passa a uno studio sui due protagonisti, Frank e Libby, con quest'ultima che usa la sua nuova identità segreta per dar sfogo a violenza e pulsioni sessuali represse. Questa è la parte più interessante, perché il film prende una direzione inquietante, e Gunn dipinge i suoi “eroi” come due squilibrati pericolosi per se stessi e la comunità. Inoltre, si gioca con allegria con gli stereotipi del genere supereroi, che trapiantati nella realtà non funzionano: è impossibile combattere i cattivi senza versare del sangue, come è impossibile che una maschera basti a mantenere segreta un'identità.

Crimson Bolt dispensa un po' di giustizia

Ma poi tutto viene annacquato in un finale serissimo, in cui la violenza diventa catarsi e porta infine la redenzione per tutti. Una giustificazione delle efferatezze finora compiute in nome di una fantomatica “giustizia” che è inaccettabile, soprattutto in luce di quello che il regista pareva volerci dire fino a un attimo prima: che Crimson Bolt non è un supereroe, ma un povero derelitto sfortunato e solitario, incapace di rapportarsi con le persone e mosso principalmente da un desiderio di rivincita sociale per una vita di umiliazioni. E invece alla fine, come al solito, il loser vince in un finale consolatorio e sottilmente fascista. Da questo punto di vista, “Kick-Ass” era decisamente meglio, perché almeno la violenza generava altra violenza, mentre qui porta felicità e coniglietti a tutti.

Esteticamente, “Super” non è né carne né pesce, è troppo gore per lo spettatore medio e troppo poco per i fan del cinema di genere. Che si ritroveranno con un pugno di mosche e un paio di apparizioni – il cameo di Kaufman, Rob Zombie che fa la voce di Dio – non sufficienti per destare attenzione in un film che, al di là di tutto, è semplicemente noioso.

Super” uscirà nei nostri cinema il 21 ottobre, distribuito da M2 Pictures. Per saperne di più guardate il trailer.

Se volete conoscere tutti i segreti del nuovo film di Steven Spielberg “Le avventure di Tintin”, non esitate a cliccare qui per seguire il nostro speciale! 

COMMENTI:
  • portoss
    lunedì 24 ottobre 2011
    ore 16:10
    secondo me questo film è molto più geniale di quanto hai descritto tu...provo a darti una chiave di lettura che secondo me tu non hai considerato...alla luce di come finisce il film, sei proprio così sicuro che la storia dei supereroi sia tutta vera e non solo frutto della folle mente del protagonista per sopportare l'abbandono del tetto coniugale della moglie?
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