Quando si tratta di un film di Sofia Coppola, raccontare il canovaccio della trama è pressoché inutile. Nell’idea di cinema di questa cineasta infatti l’atmosfera è assolutamente più importante della storia, tanto da annichilirla. Questo è il grande pregio delle sue pellicole ed in alcuni punti anche il suo difetto. Quest’ultimo, affascinante “Marie Antoinette” rappresenta probabilmente la più ardita esemplificazione di questa maniera di intendere un film: la sceneggiatura infatti segue il soggiorno della regina austriaca a Versailles raccontando in maniera molto sommaria gli avvenimenti storici del periodo, soffermandosi invece sulla sua protagonista per raccontarcela in maniera del tutto personale, o meglio stilizzata verso la poesia.
Avendo evidentemente ereditato dal padre la propensione ad esercitare la più completa libertà stilistica, a prescindere da calligrafismi storici, la Coppola mescola stili, contaminazioni musicali di epoche diverse, costruendo un puzzle magnetico che ha nella scrittura puramente filmica la sua arma più importante e convincente. La messa in scena ha infatti il grande pregio di seguire coerentemente lo sviluppo interiore della sua eroina: trattenuta, coincisa, quasi raggelata nella prima parte - la migliore - , quando Marie Antoinette non riesce ad ambientarsi negli usi e costumi di una nobiltà talmente contraddittoria; barocca nell’esposizione dello sperpero e del fasto; triste, quasi funerea alla fine, nel periodo della decadenza. Grazie anche alla straordinaria fotografia di Lance Acord, che in molti momenti sembra aver filmato adoperando solo la bellezza della luce naturale, il film possiede un’eleganza sorprendente, intessuta su un’idea molto semplice ma limpida di regia. Il film che può essere preso come referente primario per l’estetica dell’opera della Coppola è, facendo le debite distinzioni riguardo stile e idea di cinema, proprio quel “Barry Lyndon” (id., 1975) di Stanley Kubrick che rappresenta uno dei massimi esempi di opera in costume.
L’altro grande pregio del cinema della Coppola è poi quello di rivelare la bravura e la sensualità quasi adolescenziale delle proprie protagoniste: se nel bellissimo “Lost in Translation” (id., 2003) emergeva la poesia di Scarlet Johansson, in questo film non si può non ammirare ed applaudire una Kirsten Dunst perfettamente calata nel ruolo, capace di restituirci tutta l’ambigua fragilità e l’ingenuità giovanile della sua Marie Antoinette. A sorreggerla nella sua ottime interpretazione un cast di tutto rispetto, su cui primeggiano Judy Davis e Steve Coogan.
Coraggioso e molto personale, “Marie Antoinette” conferma a livello puramente cinematografico il talento d’autrice di Sofia Coppola, cineasta capace di rischiare anche l’ostracismo della critica pur di continuare a proporre la sua poetica. Quando sarà capace di coniugare con maggiore equilibrio atmosfere a lei congeniali e trame maggiormente sviluppate, ci troveremo sicuramente di fronte a grandi momenti di cinema.




martedì 12 dicembre 2006
ore 16:13
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venerdì 24 novembre 2006
ore 14:36
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martedì 21 novembre 2006
ore 11:37
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lunedì 20 novembre 2006
ore 11:33
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domenica 19 novembre 2006
ore 17:26
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