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Film

Sergio Castellitto e la moglie Margaret Mazzantini (autrice della sceneggiatura) portano in scena una commedia grottesca che non convince fino in fondo

La bellezza del somaro – La nostra recensione

Sergio Castellitto e la moglie Margaret Mazzantini (autrice della sceneggiatura) portano in scena una commedia grottesca che non convince fino in fondo

Marcello e Marina sono una coppia borghesissima di mezza età. Lui è un architetto vanesio con l’amante giovane e focosa, lei è una psicologa protettiva e ansiosa di perbenismo che fa volontariato e non sa dire di no. La loro figlia, Rosa, è una liceale un po’ arrogante e molto insofferente verso gli eccessi permissivi di questa coppia felicemente progressista. Ecco però che le baldanzose licenze dell’educazione moderna che la coppia ha impartito alla ragazzina vanno a farsi benedire quando i genitori, i loro amici falliti con i figli disastrati e i pazienti fuori di testa di Marina si riuniscono nel Chiantishire per un lungo weekend durante il quale Rosa decide di presentare a tutti il suo nuovo fidanzato Armando che ops, piccolo dettaglio, ha settant’anni.

Mentre, senza nessuno scandalo, va in scena la decadenza isterica e struggente di due generazioni annoiate e narcisiste, si capisce che tutto è accettabile tranne una cosa: la vecchiaia.

Sergio Castellitto in La bellezza del somaro

L’idea orgogliosamente inseguita da Sergio Castellitto e dalla moglie Margaret Mazzantini, che è autrice della sceneggiatura, è quella di un cinema di impianto teatrale che si burla di tutto e tutti nella forma di una speculazione intellettuale sul tema della morte e dei conformismi più segreti. Una commedia grottesca costruita su maschere indecenti, tragiche e mostruose chiamate a misurare le proprie vane convinzioni con il più grande dei misteri. La confezione è però molto compiaciuta e fa deragliare il divertissement brillante in una fastidiosa frenesia snob troppo urlata e a tratti sconcertante per l’accumulo di banalità e ridicoli stereotipi pasticciati insieme a citazioni ostentate (Checov, Bergman, Jung, Nabokov e compagnia cantando).

Sergio Castellitto, Nina Torresi e Enzo Jannaci sul set de La bellezza del somaro

Il coro di nevrosi risulta caotico, artificiale ed esibito con un coraggio che trasfigura in estenuante presunzione e che spreca tutto in un finale fatalmente sempliciotto. Ed è un peccato perché l’ipotesi di un’alternativa cinematografica ai cinepanettoni era allettante, ma la mela finisce per cadere su quel lastricato di buone intenzioni che conduce all’inferno, mentre la bellezza esaurisce la sua corsa poco più in là del titolo.

La pellicola è distribuita sugli schermi dalla Warner Bros. Italia

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COMMENTI:
  • renagi
    lunedì 20 dicembre 2010
    ore 21:04
    nel film personalmente non colgo soltanto il solito conflitto generazionale comune a tutte le epoche nè lo spettro della vecchiaia che ci spavente tutti, ma soprattutto colgo i veri mali della nostra società vale a dire il nichilismo che impera tra le nuove generazioni privi di concreti riferimenti,senza prospettive,terrorizzati dal futuro pronti a sfidare se stessi e smarrendo il valore della vita e si lasciano andare in una sorta di autodistruzione talvolta estrema quando recepiscono che la iperprotezione dei genitori,la complicità il permissivismo eccessivo sono gli unici mezzi che gli adulti hanno per mascherare la loro inadeguatezza,la loro impotenza a dargli un aitu concreto.(interessante l'analisi che Galimberti fa nel suo libro "L'ospite inquieto" L'altra chiave di lettura del film,bellissimo!)è la solitudine il dramma di cui soffre la società e da cui tutti siamo affetti per quello spiccato individualismo che ormai caratterizza tutto l'occidente.I nuovi valori sono il successo il danaro,l'apparire,la competività di cui il fidanzato vecchio è la negazione perciò spaventa lo stato di vecchio, non tanto per il concetto di vecchiaia in sè ma per la emarginazione che essa comporta soprattutto e a maggior ragione quando non sei nè ricco nè famoso. La solitudine di quelli che hanno problemi di salute(i due pazienti della psicologa ospiti per compiacenza),la solitudine che regna nella famiglia quando tra marito e moglie non c'è dialogo tutto è limitato al narcisismo al benessere all'apparenza.E ancora la solitudine tra genitori e figli che si traduce in una inevitabile e totale incomunicabilità incomprensione che in questo caso i genitori colmano con la tolleranza,la insicurezza,col falso progressismo con una forzosa liberalità fino a scoppiare inutilmente alla fine con il sonoro ceffone)e riscattarsi così dalla ipocrisia in cui si è vissuti fino a quel momento
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