l imbroglio nel lenzuolo,maria grazia cucinotta
Film

Presentato al TaorminaFilmFest. Cos'è il nuovo film di Alfonso Arau? Cinema d'autore? Commedia di costume? La pochezza del risultato ottenuto rende impossibile rispondere a questo quesito.

L’imbroglio nel lenzuolo – La nostra recensione

Presentato al TaorminaFilmFest. Cos'è il nuovo film di Alfonso Arau? Cinema d'autore? Commedia di costume? La pochezza del risultato ottenuto rende impossibile rispondere a questo quesito.

E' stato presentato in anteprima a questa edizione del TaorminaFilmFest il nuovo film del cineasta messicano Alfonso Arau, artefice in passato di un piccolo gioiello di poesia quale "Come l'acqua per il cioccolato”. Ispirato dal romanzo di Francesco Costa, "L'imbroglio nel lenzuolo" è stato fortissimamente voluto dalla sua protagonista Maria Grazia Cucinotta, anche produttrice del film. Esplicitamente concepito come una favola edificante, il canovaccio della trama racconta di una Sicilia antica in cui è appena arrivato il "miracolo tecnologico" del cinema. Questa invenzione sconvolge la vita degli abitanti dell'isola, soprattutto quella di Federico (Primo Reggiani), che messo a capo di una produzione cinematografica, deve trovare la sua musa ispiratrice per realizzare una storia tratta da un episodio della Bibbia. La sua scelta ricadrà sulla popolana Marianna (la Cucinotta), sensuale "strega" non particolarmente amata dai cittadini.

L'imbroglio nel lenzuolo

Difficile riuscire a trovare una qualche motivazione per cui questo "L'imbroglio nel lenzuolo” possa trovare il consenso del pubblico e soprattutto della critica. L'approssimazione con cui il progetto appare essere stato ideato e successivamente realizzato è abbastanza sconcertante: dalla stesura di una sceneggiatura tronfia di luoghi comuni alla regia inerme di Arau; dall'interpretazione assonnata di tutti i protagonisti alla fotografia spenta di un grande come Vittorio Storaro. Ognuna di queste componenti appare non soltanto bislacca, ma per di più scoordinata rispetto alle altre. Sembra quasi che ognuno degli interpreti e del cast tecnico abbia fatto un film per conto suo, senza seguire le indicazioni di un disegno preciso o quantomeno coerente. Il risultato finale non poteva che essere oggettivamente sconclusionato, privo di qualsiasi attrattiva, incorniciato in una cartolina fastidiosamente leziosa.

L'imbroglio nel lenzuolo

"L'imbroglio nel lenzuolo" è un lungometraggio francamente inquietante, che testimonia nel suo piccolo la mancanza di razionalità con cui nel nostro paese viene finanziato un cinema che non possiede nessuna velleità commerciale, che non riesce a proporre al pubblico la professionalità e la lucidità necessarie per porsi come efficace prodotto di consumo. Viene da chiedersi: cos'è il film di Arau? Cinema d'autore? Commedia di costume? La pochezza del risultato ottenuto rende non soltanto impossibile rispondere a questo quesito (e questo sarebbe il fattore meno importante), ma soprattutto rende lecito chiedersi il perché di una simile produzione.   

La pellicola è distribuita nei cinema dalla 01 Distribution
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Per saperne di più
Il nostro speciale sul Taormina Film Fest
COMMENTI:
  • Vincenzo
    sabato 26 giugno 2010
    ore 23:20
    Con tutto il rispetto condivido in pieno il commento di Ercolani. Trovo scandaloso un film fatto di luoghi comuni (il meridionale sordomuto che viene mandato al militare alla fine si rivela "sano" ed ha realmente fregato lo Stato, così come le donne siciliane vengono mostarte come stupide, con dei foulard che appaiono più quelli indossate da donne islamiche - non a caso le pietre buttate contro il lenzuolo). Il risultato è stato mortificante e non ho mai visto un film più stupido in vita mia (forse il precedente fu SPQR di Boldi e De Sica). Le recitazioni pessime, un pesismo accento francese della giornalista, non si capisce che cosa c'entrasse la Chaplin nel film. Peccato, perché "Come l'acqua per il cioccolato" è un capolavoro del cinema mondiale. Arau ha realmente deluso.
  • federico
    mercoledì 23 giugno 2010
    ore 17:30
    il film ha un innegabile punto di forza: un cast di interpreti, capitanati da un'appassionata maria grazia cucinotta, che ingaggiano una vera e propria gara di bravura, forse perchè nessuno di loro fa parte di quel gruppetto di otto o nove attori (sempre gli stessi) che interpretano, ormai svogliatamente, tutti i film italiani, in ruoli praticamente identici l'uno all'altro. la storia non narra di psicoanalisti depressi o di borgatari arrivisti o di casalinghe frustrate (noiosa fauna umana che appare da decenni nei film italiani ambientati in due camere e cucina, cioè quasi tutti). neanche per idea! e' una storia di individui progettuali, pieni di sogni da realizzare, una storia in cui ogni personaggio è innamorato di qualcuno, vivaddio! avevamo dimenticato che cosa fosse la passione oppure l'attrazione per un bel corpo (di donna o di uomo, poco importa) in un film italiano. fateci caso: c'è mai un individuo innamorato negli ultimi film italiani? e i critici saranno mai innamorati di qualcuno dal momento che osannano questa cinematografia sterile e presuntuosa? in "l'imbroglio nel lenzuolo" di passione ce n'è invece tanta! volendolo classificare, potrei definirlo un "pastiche" fra il mélo e la commedia popolare, un mix fra "riso amaro" e "pane, amore e fantasia": attinge quindi alle nostre radici, tipicamente mediterranee, a una lontana arcadia, agli umori della commedia dell'arte. sono un appassionato della storia del cinema e sognavo da anni un film italiano sul cinema muto. quanto mi sono goduto la scena in cui l'immagine sul lenzuolo del treno che avanza sbuffando mette in fuga gli spettatori ingenui e terrorizzati. e mi sono un po' innamorato anch'io di questa marianna (con le fattezze della cucinotta) che si bagna nel lago senza sapere che sta per diventare la protagonista di un film!
  • giuliana
    martedì 22 giugno 2010
    ore 15:55
    Immagino che il signore che ha scritto questa recensione sia un intenditore di cinema, ... io sono soltanto una spettatrice appassionata ed il film a me è piaciuto! Questa storia fra il grottesco ed il favolistico è ricca di spunti, se da una parte mi racconta di un'Italia che non accetta l'unità, dall'altra si diverte a far parlare i suoi personaggi in dialetto siciliano, napoletano, piemontese, toscano... mescolando in una sinfonia a più voci i diversi toni dialettali! Pone l'accento sull'ambizione degli artisti pronti a sacrificare persino se stessi pur di soddisfare il proprio ego... ci mostra il vero maleficio che può operare il genere umano, e cioè il pettegolezzo, capace di rovinare l'esistenza altrui, ci parla con ingenuità e candore delle passioni che palpitano nei cuori delle donne, una forza inarrestabile che spinge ogni donna a lottare per riprendersi l'uomo che ama! ... io ci vedo tutto questo e altro ancora ... costumi e scenografie bellissime, location meravigliose, una Parillaud in un ruolo così lontano dalla cattivissima Nikita, un Mahieux ed una Volodi che fanno scintille, una Caldonazzo quasi irriconoscibile e molto sensuale nel balletto del Café Chantant, un Primo Reggiani bravissimo (questo giovane attore farà parlare ancora di se) ed una Cucinotta che interpreta il personaggio di Marianna senza sbavature e soprattutto ....... nuda! ;)
  • marsicano
    lunedì 21 giugno 2010
    ore 0:52
    Mi viene da chiedere quale film il signor Adriano Ercolani abbia visto, io personalmente non ho trovato interpretazioni assonnate dei protagonisti, anzi.... Come non riconoscere una Volodi e un Mahieux strepitosi, una Cucinotta in parte, una Chaplin credibilissima, e anche gli altri attori di contorno sono molto bravi... Certo la struttura del film avrebbe potuto esere più fluida, meglio interconnessa, ma l'onestà del racconto di una Sicilia, o meglio di un meridione spogliato, impoverito da un'unità nazionale (peraltro non voluta) va apprezzata. Definire poi spenta la fotografia di Storaro... beh forse è da attribuire alla proiezione più che alle riprese.
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