Sokurov firma unopera dalla straordinaria forza narrativa adatta pero solo a un pubblico che vuole davvero farsi trasportare
Recensione di Faust di Alexander Sokurov
Faust – La recensione da Venezia 68
Sokurov firma un’opera dalla straordinaria forza narrativa adatta però solo a un pubblico che vuole davvero farsi trasportare
Se il cuore dell’opera che Goethe scrisse e riscrisse più volte a cavallo del diciottesimo secolo era nel rapporto che si creava fra l’eponimo Faust e Mefistofele, Sokurov decide di mostrare il loro avvicinamento come un fatto quasi improcrastinabile. E’ vero, il diavolo è tentatore, ma questo Faust è più che mai aperto alla tentazione, non ne rifugge, sembra quasi averne bisogno per respirare e dare azione allo Streben, quell’impulso alla vita e alla conoscenza che altrimenti non gli sarebbe concesso. E così il loro vagare assieme per la città alla ricerca di espedienti con cui sopravvivere, con un Faust desideroso di soldi e un diavolo non dichiarato che continua a fare finta di non sentirlo, intrappolandolo di fatto nell’attesa e nell’incertezza, diventa la dimostrazione di un’anima venduta già bel prima della loro conoscenza. Mefistofele è un angelo decaduto che lotta contro il bene conoscendone prima di tutto la forza persuasiva. E così non ha bisogno di apparire come male in ogni sua rappresentazione, sa bene che il tempo è dalla sua parte.
Sokurov racconta tutto questo con la sua solita maestria. Nonostante il basso budget (l’idea iniziale, poi accantonata per i costi nonostante si avessero già avuti i permessi, era di girare in Vaticano), attori semiprofessionisti e tempi di lavorazione ristretti, il cineasta russo riesce ad arrivare dritto al cuore dell’opera di Goethe, nonostante i tanti tagli (soprattutto della seconda e terza parte) e la coraggiosa decisione di posizionare la vendita dell’anima solo a mezz’ora dalla fine, dopo un’ora e tre quarti di discussioni e tentazioni. Il risultato è più che mai eccezionale per forza visiva e concettuale, anche se è innegabile che si tratti di una di quelle pellicole che richiede la massima attenzione da parte dello spettatore per non rischiare di cadere nella facile trappola della noia. I tanti e complicati dialoghi così come le scenografie spesso modeste (ma sicuramente si è fatto il massimo con ciò che si aveva), non sono un’attrattiva irrinunciabile. Il cinema, del resto, non è obbligato a piacere a tutti.
"Faust" sarà distribuito in Italia dalla Archibald
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