Irritu ritorna quattro anni dopo Babel con un drammone ben diretto, ma malamente scritto. Presentato in Concorso a Cannes 63, dove Javier Bardem e stato premiato come migliore attore

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Film

Iñárritu ritorna quattro anni dopo “Babel” con un drammone ben diretto, ma malamente scritto. Presentato in Concorso a Cannes 63, dove Javier Bardem è stato premiato come migliore attore

Biutiful- La nostra recensione

Iñárritu ritorna quattro anni dopo “Babel” con un drammone ben diretto, ma malamente scritto. Presentato in Concorso a Cannes 63, dove Javier Bardem è stato premiato come migliore attore

Dopo tre film corali – “Amores Perros”, “21 Grammi” e “Babel”, Alejandro González Iñárritu, si separa dal fido sceneggiatore Guillermo Arriaga e scrive coadiuvato solo dall’aiuto dell’esordiente Armando Bo.

Niente più personaggi uniti tragicamente da inimmaginabili casualità. Stavolta il dramma è spostato su un’unica persona, un padre a cui viene diagnosticato un tumore. Non gli rimane troppo da vivere e ha ancora tante cose da mettere a posto. I suoi due bambini hanno una mamma con seri problemi mentali; il lavoro non va meglio. Niente di legale, si fa da mediatore tra un gruppo di cinesi che producono borse fasulle e la malavita catalana. Pochi soldi che non bastano a vivere dignitosamente. L’appartamento è un porcile, il tempo a disposizione per stare assieme ai piccoli è poco e nullo. Insomma, la vita del nostro protagonista è una catastrofe dopo l’altra, e non sembra poter migliorare.

Biutiful - Javier Bardem

Quando puoi fare affidamento su un attore del calibro di Javier Bardem è logico che ti viene voglia di offrirgli tutto lo spazio a disposizione. Si tratta di un talento cristallino ed infatti Iñárritu gli sta addosso per tutti i cento trenta minuti di pellicola. Bardem non si risparmia, mette a disposizione il suo corpo, dimagrisce, vive l’agonia del suo personaggio direttamente sulla sua pelle scavata. Lo spettatore non può fare altro che soffrire con lui, far crescere dentro di sé un magone di pesantezza che lo segna anche per le ore successive. Sarebbe ingiusto quindi dire che “Biutiful” non emozioni, il problema è semmai che lo fa spingendo su un unico tasto, quello più semplice: il dramma senza fine.

Biutiful - Javier Bardem

Così come in “Babel”, Iñárritu sembra compiacersi della capacità di mettere a disagio, di evitare, quasi che fosse un’eresia al cinema, qualsiasi momento anche minimamente ironico. Non stempera mai un'atmosfera pesante. Neanche un pochino, neanche per sbaglio. Purtroppo la potenza del suo sguardo dietro la macchina da presa – punto di partenza per una regia impeccabile - si accompagna sempre a una scrittura che dire antipatica è un eufemismo. Si accumulano scene di dolore su scene di dolore, tutto appare disperato e senza via di uscita. Il rapporto padri figli rimane monodimensionale, non vive nessuna svolta, lui si prende cura di loro dall’inizio alla fine con la stessa accondiscendenza e amore.

Biutiful - Bardem e Inarritu

Biutiful” finisce così per risultare un lungo conto alla rovescia scandito da eventi che poco o nulla cambiano quel contenuto che ci appare ben chiaro dopo pochi minuti. La volta che Iñárritu deciderà di dirigere una storia scritta completamente da qualcun altro (che non sia Arriaga) forse avremo un capolavoro. Così rimangono invece continue occasioni perdute.

La pellicola, presentata al 63esimo Festival di Cannes, è distribuita nelle sale dalla Universal

Per saperne di più
Il trailer di Biutiful
Le foto del film
Il momento d'oro di Javier Bardem
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COMMENTI:
  • isa
    venerdì 26 agosto 2011
    ore 18:59
    E' la prima volta che lascio un commento.. Ma davvero non posso farne a meno. Ho visto ieri, con ritardo, il film e l'ho trovato meraviglioso. Mi ha molto sorpresa questa recensione, perchè trovo che Inarritu sia uno dei pochi registi che riesce a far uscire il buono dell'essere umano anche nelle situazioni più disperate, e a farti uscire dal cinema, seppur scossa e triste, non senza speranza. Nella realtà dura e ingiusta che ci fa vedere, nel dramma di tutte le persone coinvolte nella storia, quello che a me salta inevitabilmente all'occhio è la volontà di questo regista di dare una speranza all'essere umano. E lo ringrazio per questo. Andate a vedere il film, merita davvero
  • Marco Brenni, Lugano
    domenica 1 maggio 2011
    ore 8:07
    Questo film è un capolavoro assoluto, sia di regia che di recitazione. Che manchi d'ironia come afferma il recensore, non è affatto una lacuna; anzi! Qui c'è poco da essere ironico o peggio ancora, da ridere: è in ballo l'essenza della vita stessa e dei propri figli ! Ormai siamo talmente abituati alla facile ironia cinica e sarcastica, imperante ovunque in questi tempi postmoderni, da non saper più apprezzare la vera tragedia (greca). Ma quando mai i greci nel loro grande teatro della vita erano anche ironici? Mai, assolutamente! C'è di mezzo il sacro. L'ironia serve solo da corazza per tentare di non soffrire troppo, un po' alla Woody Allen. Quindi: andate a vederlo senza farvi influenzare dall' ingenerosa ed ingiusta recensione che semmai evidenzia proprio l'aridità spirituale postmoderna di colui che l' ha scritta! Marco Brenni, Lugano
  • Stefanja
    domenica 13 marzo 2011
    ore 15:47
    Concordo pienamente con Michelangelo. Non è necessario addolcire ed edulcorare un prodotto quando è già perfetto così com'è. Nè renderlo forzatamente gradito a chi non riesce a digerire certe realtà che non lasciano speranza, se non quella in ogni spettatore che potrà immaginare il futuro dei due bambini come meglio crederà. L'interpretazione di Bardèm è veramente da Oscar. Azzeccati tutti gli altri personaggi, fotografia, scenografia...io ho trovato tutto perfetto.
  • michelangelo
    lunedì 7 febbraio 2011
    ore 10:31
    secondo me il critico che ha scritto la recensione è un poveretto, sia di cultura visiva che di sensibilità nel vero senso del termine. Questo film è semplicemente un'opera d'arte che entra dentro e scuote. A differenza degli altri suoi film, dove forse stava sempre sulle righe, e la disperazione veniva forzata a tratti, qui la maturità ha compiuto il suo evento. Se con Babel aveva tentato una sorta di frenata e di asciuttezza, qui il regista trona a dipingere con le immagini e i suoni. Il fatto è che questo film arriva a toccare corde profonde, con ciò che rimane di noi dopo, con ciò che noi percepiamo prima degli altri che se ne sono andati, chissà dove. Se non vi piace, allora vi meritate hereafter, di Eastwood, il cui tema è identico, ma che a confronto con Biutiful, manco a dirlo, è acqua ferrarelle, o nutella. saluti.
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