L’entertainment hollywoodiano di inizio millennio ha indubbiamente eletto a suo genere preferenziale il fantasy, in un revival che ha riportato in auge le avventure immaginifiche dopo un decennio (gli anni ’90) di scarsa evidenza. Una crescita esponenziale del filone che ha trovato la sua massima espressione sul finire della scorsa stagione, con una concentrazione davvero inedita di lungometraggi fantastici. E il repertorio di musica da film del 2007 si è così contraddistinto per la variegata presenza di colonne sonore affini all’immaginario musicale distintivo del genere, indiscussamente improntato dalle conclamate prove di John Williams per i capitoli iniziali di Harry Potter e di Howard Shore per il trittico de Il Signore degli anelli. Alle rispettive modalità stilistiche, entrambe declinate al sound pienamente sinfonico seppur con evidenti differenziazioni, si sono rifatte molte delle recenti pellicole. Gli score di Stardust, La bussola d’oro e La leggenda di Beowulf, quali rappresentanti dei maggiori esiti di botteghino, offrono un quadro indicativo degli approcci compositivi.
L’adattamento per grande schermo di Stardust, dal romanzo di
Neil Gaiman, esemplifica attraverso il commento lo sguardo abbastanza ironico
del film nei confronti dei capisaldi del genere. L’emergente Ilan Eshkeri ha
giocato tutto sulle direttive impostate da Shore per le avventure tolkieniane
nella Terra di Mezzo, sfiorando e spesso imitando direttamente molte delle
pagine composte dal musicista canadese per la saga diretta da Peter Jackson.
Altre citazioni eclatanti (come non riconoscere ad esempio in “Lamia’s Inn” la
famosa e altrettanto abusata marcia ideata da Wojciech Kilar per il Dracula di
Coppola) lasciano davvero intendere una volontaria rivisitazione dei vocabolari
più carismatici del filone, che danno vita ad un divertissement cui
contribuiscono anche le dichiarate citazioni classiche (Bach, Dvorak,
Offenbach) ed un’inedita partecipazione orchestrale dei Take That (“Epilogue”).
Ma l’ipotesi di un preventivo e vincolante lavoro di temp tracking (le musiche
provvisorie montate sul film prima della composizione originale, solitamente
selezionate da altri soundtrack) non è certo da escludere.
Sempre attiguo allo spirito ampiamente sinfonico del fantasy
mainstream, il contributo dell’ormai richiestissimo Alexandre Desplat per La
Bussola d’oro denuncia una personalità più spiccata. Elegantissimo e ricercato
nel tratto, il compositore francese ha scelto l’immedesimazione stretta con il
girato, sviluppando e modificando la partitura parallelamente al viaggio della
giovane protagonista. Lui stesso, nelle note che accompagnano il cd, dichiara i
suoi riferimenti musicali: Maurice Ravel (il tono giocoso di inizio film), Jean
Sibelius (lo sviluppo fosco e austero che la musica guadagna con l’entrata in
scena di Marisa Coulter/Nicole Kidman) e Maurice Jarre, il consacrato autore di
score esotici quali Lawrence d’Arabia e Il Dottor Zivago. Il risultato però,
per quanto efficace e di sicuro impatto, stenta a convincere del tutto e a
fissarsi nella memoria, rimanendo alle volte ostaggio di una certa
professionalità asettica.
Si cambia decisamente rotta invece con le musiche del
quattordicesimo film di Robert Zemeckis, La leggenda di Beowulf, ulteriore
esperienza del regista nella tecnica digitale del performance-capture dopo
Polar Express e dodicesima collaborazione con il compositore Alan Silvestri.
Lontanissimo dalle giocose tavolozze sinfoniche di Harry Potter e poco incline
alle sonorità de Il Signore degli anelli, Silvestri ha messo mano allo spartito
fantasy più duro, massiccio e crepuscolare del 2007. I riferimenti semmai sono
altri: il Jerry Goldsmith di Basic Instinct, chiamato in causa
nell’accompagnare le seducenti ambiguità di Angelina Jolie, e soprattutto la
propria, inconfondibile vena ritmica – particolarmente debitoria del suo
precedente score per Van Helsing. Tra ottoni dirompenti e percussioni
incessanti – l’impostazione sembra essere molto più quella del peplum storico
che della favola fantastica – il lavoro non rientra nei migliori esiti del
musicista, ma il supporto potente all’epica delle immagini si mantiene
costante.
Di fatto, insomma, tre risultati diversissimi che definiscono un bilancio non proprio entusiasmante dell’attuale scena musicale fantasy. Seppur ancora estremamente godibili, anche all’ascolto su disco. Forse il segnale di un raggiunto punto d’arrivo in un seminato effettivamente battuto fino all’abuso. Speriamo in una nuova partenza anziché in un punto di non ritorno.
Discografia:
Stardust – Polydor
The Golden Compass – Decca Records
Beowulf – Warner Bros. Records





