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Film

Gli amanti del graphic novel apprezzeranno questo film cupissimo e non conciliatorio, ma anche il pubblico che non ha letto il materiale originale non potrà non rimanere colpito dalla forza annichilente della messa in scena.

Watchmen - La nostra recensione

Gli amanti del graphic novel apprezzeranno questo film cupissimo e non conciliatorio, ma anche il pubblico che non ha letto il materiale originale non potrà non rimanere colpito dalla forza annichilente della messa in scena.

Sarebbero bastati gli straordinari titoli di testa a fare di questo “Watchmen” (id., 2009) uno dei cult assoluti del 2009: sulle musiche epocali di Bob Dylan (non vi sveliamo il titolo della canzone per non rovinare l’effetto) una serie apparentemente interminabile di movimenti di macchina raccontano il fascino e le ambiguità degli eroi mascherati, simbolo ambiguo e magnetico di una società americana “impazzita” e votata alla violenza. Questa magnifica sequenza da sola riesce a raccontare tutta la disillusione di un’epoca invece dominata dal terrore della guerra nucleare e dalla perdita di valori comuni. Specchio dell’America degli anni ’80, della sua falsa democrazia in cui domina l’individuo sulla collettività, dove anche gli eroi perdono la loro innocenza e si fanno violenti e insensibili,  ecco che a risplendere di luce oscura sono le figure più radicali: il Comico (Jeffrey Dean Morgan), giullare sanguigno che asseconda la follia collettiva, e soprattutto Rorscach, il personaggio più bello della graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, folle ed isolato giustiziere che però mantiene un suo credo, qualsiasi prezzo esso comporti.

Zack Snyder, che un paio d’anni fa era salito alla ribalta della cronaca col successo inaspettato dell’adattamento di “300” (id., 2006) da Frank Miller, anche questa volta sceglie di seguire le direttive estetiche e contenutistiche di un lavoro che possiede tutt’altro spessore e significato rispetto al precedente, testosteronico ma nulla più. Seguendo il contrasto assolutamente geniale dell’opera di Moore e Gibbons, che hanno costruito un puzzle di rara profondità emotiva  e pessimista facendola scontrare con la brillantezza e l’eleganza di un disegno ed un colore vivissimi, anche Snyder cavalca l’onda e realizza un’opera splendente, barocca, che sfrutta tutti gli stilemi della cultura pop del periodo che racconta per ritorcerli contro se stessi, nella narrazione di una parabola nichilista e brutale.

Watchmen” si presenta così come un’epopea strabordante sul tramonto dell’American Dream, e sulla nascita della paranoia della fine: quegli anni ’80 disegnati e portati sul grande schermo con tanta forza distruttiva rappresentano uno spaccato dal facino terribile ma indubitabile. Certo, nella scelta coraggiosa e coerente di frozare sempre la mano in un paio di occasioni Snyder perde il controllo ed esagera, ma nel complesso rende un grande e meritatissimo servizio al capolavoro di Moore e Gibbons, e costruisce un puzzle livido ed ineluttabile. Gli amanti del graphic novel originale saranno senz’altro più capaci di apprezzare questo film cupissimo e non conciliatorio, ma anche il pubblico che non ha letto il materiale originale non potrà non rimanere coinvolto dalla forza annichilente della messa in scena. Assolutamente da non perdere, e da vivere come un trip visivo e concettuale di rara potenza espressiva, di sensato e disarmante potere ipnotico.

Per saperne di più su Watchmen
Ecco i protagonisti in dettaglio
Il trailer del film
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COMMENTI:
  • Nick
    mercoledì 18 agosto 2010
    ore 18:16
    "falsa democrazia in cui domina l’individuo sulla collettività". Ne deduco che in quella vera è la collettività a dominare sull'individuo. Wow!
  • Nerevar82
    lunedì 6 aprile 2009
    ore 9:45
    Watchmen è un film assolutamente non riuscito. Quando si fa una trasposizione da un libro,una pièce,ecc. si presentano essenzialmente due strade:o si segue pedissequamente l’intreccio(e quindi lo “spirito”) dell’originale,oppure se ne trae spunto per ricavarne qualcosa di diverso. La prima strada non porta mai molto lontano,e personalmente la trovo piuttosto inutile,senza dimenticare che il cinema,il teatro,la letteratura e il fumetto sono campi con linguaggi diversissimi tra loro,perciò è aprioristicamente impossibile “spostare” una storia da un'area all’altra senza alterarla profondamente. Riguardo la seconda strada,prendiamo l’esempio di Batman:nel fumetto abbiamo da una parte Bruce Wayne che decide di diventare un eroe mascherato dopo che un tizio gli ha ucciso i genitori in una rapina,dall’altra un comico fallito e squattrinato che per disperazione decide di compiere un furto in una fabbrica,ma durante il colpo cade accidentalmente in un vasca piena di sostanze chimiche che gli deturpano il volto facendolo impazzire. Nel Batman di Tim Burton invece il delinquente che uccide i coniugi Wayne è lo stesso Jack Napier,futuro Joker,creando così il “mostro” dell’Uomo-Pipistrello(un giustiziere “nero”,psicotico,che non esita a uccidere quando lo ritiene necessario),e che a sua volta creerà il “mostro” del Clown facendo precipitare il criminale nella vasca d’acido. Infine,col Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan la storia cambia nuovamente:a un Batman che decide “di servire e proteggere” senza però arrivare mai all’omicidio(non più giustiziere dunque,bensì vigilante)si contrappone un Joker brutale e violentissimo,un “cane rabbioso” pieno di storielle sulle sue cicatrici e col viso che si dipinge da solo(la sua è una guerra),terrorizzando la città di Gotham a suon di pallottole ed esplosivi(e non più coi caratteristici marchingegni clowneschi). Pertanto,la bellezza di questi due film sta appunto nel fatto che due(bravi)registi,partendo dallo stesso soggetto,”c’hanno messo del suo”,dando vita così a due storie meravigliose e diversissime,forse addirittura migliori dell’originale. Questo Snyder non lo ha fatto.Chiunque abbia letto la graphic novel di Alan Moore potrà facilmente osservare che il regista “rincorre” la trama fin che può(e infatti la prima ora circa si basa sui primi due albi,dedicando ai restanti dieci tempi sempre più ristretti)senza però riuscire a svilupparla e allo stesso tempo senza riuscire a imboccare un sentiero diverso e autonomo (unica eccezione,la scena coi titoli di apertura,che pareva un ottimo inizio);pertanto,i cambiamenti(ad esempio il finale) e le omissioni(innumerevoli) non hanno altro scopo che di semplificare(e impoverire di parecchio)non soltanto la trama ma anche lo spessore dell’opera e dei personaggi. In altre parole,invece di ispirarsi all’opera si limita a copiarla frettolosamente(e male)ricavandoci un Bignami:se poi da una storia che si basa principalmente sulla decostruzione dell’archetipo del supereroe tradizionale,con protagonisti nevrotici che si dimenano in un perenne grigio dove Bene e Male sono fittamente intrecciati(una melma che di conseguenza “sporca” ogni loro decisione - azione) trai un film dove,ad esempio,Nite Owl si presenta come l’epigono di Batman(e non come la sua triste,ridicola parodia),muovendosi con mosse di kung-fu estremamente spettacolari e aggraziate scandite da continui slow-motions,mentre Rorschach svela il suo traumatico passato in 5 minuti di seduta psichiatrica,allora non sei un artista “visionario”,ma solo un regista mediocre che ritiene sufficiente bombardare ogni scena che gira con una miriade di effetti speciali per fare del Cinema.
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HIGHLIGHTS

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