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Dopo “Non aprite quella porta” Marcus Nispel torna a dirigere un remake del cult horror.

Venerdì 13 - La nostra recensione

Dopo “Non aprite quella porta” Marcus Nispel torna a dirigere un remake del cult horror.

Quando era giunta notizia mesi fa che Michael Bay, qui in veste di produttore, aveva nuovamente ingaggiato Marcus Nispel per il remake del cult horror “Venerdì 13” (Firday the 13th, 1980) di Sean Cunningham, il progetto ha immediatamente acquistato un aspetto più intrigante. Gli appassionati del genere infatti ben ricorderanno che Nispel nel 2003 aveva diretto il rifacimento di “Non aprite quella porta” (The Texas Chainsaw Massacre, 1974) di Tobe Hooper, riuscendo nell’impresa di realizzare un horror di enorme presa emotiva, forse addirittura più efficace dell’originale nello spaventare gli spettatori.

Ci siamo avvicinati dunque a questo nuovo “Venerdì 13” con un livello piuttosto alto di aspettative, che però purtroppo sono rimaste quasi totalmente deluse. Nispel infatti sembra aver perso tutta l’originalità visiva con cui si era accostato a “Non aprite quella porta” sostituendola un approccio totalmente convenzionale a questo nuovo film. Soprattutto nella prima parte del film, o meglio nel prologo eccessivamente lungo, si assiste ad uno sbandamento di tono francamente sconcertante: il gruppo di campeggiatori che già sappiamo vittime designate del maniaco Jason sembrano direttamente usciti da uno dei tanti “American Pie” (id., 1999), a cui vengono messi in bocca dialoghi assolutamente improponibili anche per il cinema più commerciale di oggi. Alla fine i personaggi risultano talmente odiosi e caricaturali che si inizia fin da subito per stare dalla parte dello sbudellatore.

Insomma, “Venerdì 13” parte malissimo, cercando di piazzare comicità volgare e battutacce insensate dove invece avrebbe dovuto sviluppare la tensione propria dell’horror. Per fortuna la seconda parte del film ritorna sui binari più propri dello slasher, ed anche se in maniera accademica il film si risolleva parzialmente proponendo almeno situazioni ed effetti specifici. Nispel organizza il tutto secondo uno stile visivo piuttosto piatto, senza alcuna inventiva a livello visivo, e lascia che il montaggio serrato ed i soliti, abusati effetti sonori si prendano il compito di far fare allo spettatore i soliti, telefonati salti sulla poltrona. Alla fine un paio di scene splatter sono anche divertenti, ma sembrano capitare nel film quasi per caso.

Dozzinale nella sceneggiatura, confuso nei toni della narrazione, superficiale nell’idea di messa in scena, questo nuovo “Venerdì 13” si va purtroppo a poggiare sull’enorme catasta di remake di cult horror di cui onestamente non sentivamo il bisogno. Possibile che questo genere da sempre prolifico e propositivo non riesca più a trovare spunti originali per spaventare? Almeno per quanto riguarda il mercato cinematografico americano, la sensazione inizia ad essere questa…  

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