Il primo film italiano a concorrere per il Leone d'oro di Venezia, Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, ha deluso le aspettative tra fischi e pochi applausi.
Il primo film italiano a concorrere per il Leone d'oro di Venezia, Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, ha deluso le aspettative tra fischi e pochi applausi.
Un giorno di ordinaria violenza
Il primo film italiano a concorrere per il Leone d'oro di Venezia, Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, ha deluso le aspettative tra fischi e pochi applausi.
Una coppia di attori di sorprendente bravura, Valerio Mastrandrea e Isabella Ferrari, sostengono con intensità la storia centrale, emozionando e tenendo col fiato sospeso in un susseguirsi di eventi che tracciano una sorta di thriller psicologico. L’instabile equilibrio mentale di un uomo rifiutato dalla moglie e allontanato dai figli porta alla violenta distruzione dei rapporti familiari: la gelosia e il subìto abbandono alimentano una passionalità fuori controllo. L’odio e il desiderio reduci di un amore finito e sofferto macerano una sessualità soffocata che sfocia in una feroce violenza.
Purtroppo la scelta di sviluppare contemporaneamente altre vicende, delineando superficialmente personaggi collaterali dalla presenza ingiustificata, ha un effetto deleterio sul film nella sua totalità. Un errore di fondo a livello narrativo rende controproducente il voler allargare i temi della storia principale ad altre situazioni problematiche, del tutto sconnesse dalla prima e raccontate con una pomposità irritante.
Ozpetek ha voluto rischiare sperimentando la messa in scena di una storia non sua, forse talmente lontana dalle sue corde da portarlo allo smarrimento dell’equilibrio tra le parti. Orfano di quell’emotività corale e armonica psicologia d’insieme che ha distinto i suoi precedenti film, il regista disorienta l’attenzione dello spettatore focalizzandosi su personaggi, momenti e particolari del tutto inutili, perdendo le redini cognitive sul proprio racconto. “Un giorno perfetto”, come spesso e mal volentieri succede nelle narrazioni made in Italy, è congestionato dall’eccessiva sovrapposizione di drammi familiari, questioni sociali e crisi esistenziali. Le troppe fittizie emozioni lasciano naufragare il pathos della storia insieme alla vana speranza di applaudire il cinema italiano a Venezia.
- ISABELLA FERRARI |
- LEONE D'ORO |
- VALERIO MASTANDREA |
- FERZAN OZPETEK |
- FESTIVAL DI VENEZIA 2008
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