Accanto a Scorsese è infatti tornato il direttore della fotografia Michael Ballhaus, capace di dare all’immagine una luce sempre elegante ma non “espressionista” come era successo ad esempio al pur valevole Robert Richardson di “The Aviator” (id., 2004). Il resto lo fa principalmente il montaggio della solita, straordinari Thelma Schoonmaker, uno dei segreti che da sempre si nascondono dietro il successo dell’autore.
Insomma, “The Departed” è un poliziesco di grande impatto, attento a sottolineare le minime sfaccettature psicologiche di tutti i personaggi in scena. La sceneggiatura scritta da William Monahan riesce a rendere una pellicola di due ore e mezza un congegno ad orologeria che ha pochi momenti di rallentamento, e che soprattutto attanaglia lo spettatore in una presa emotiva di reale tensione: molto è dovuto anche alla prova perfetta di tutti gli attori in scena. Damon è solido in un parte più che ambigua, Di Caprio febbrile e disperato al punto giusto, e Wahlberg dimostra di saper finalmente anche lavorare in sottrazione. Ovviamente colui che ruba la scena a tutti non poteva non essere Jack Nicholson ed il suo boss Costello: la sua interpretazione sembra risentire di una libertà assoluta da qualsiasi schema precostituito. Quello che personalmente riteniamo più grande istrione della storia del cinema alterna in questo modo momenti di irresistibile gigioneria ad altri di impressionante compostezza; insomma, una prova completa e sfaccettata che sicuramente lo porterà all’ennesima nomination all’Oscar.
Detto degli indiscutibili pregi di “The Departed” e soprattutto del fatto che è senza dubbio la miglior pellicola di Scorsese dai tempi di “Al di là della vita” (Bringing Out the Dead, 1999), bisogna anche ammettere che però in un certo senso proprio questo film testimonia come il cineasta non abbia ancora trovato un progetto che sente come davvero personale. Seppur infatti stupendo, il film infatti ha la sua forza nella confezione impeccabile, ma di certo non possiede l’anima dolorosa ed iperrealista dei grandi capolavori di un tempo. Niente a che vedere con “viaggi all’inferno” come “Mean Streets” (id., 1972), “Taxi Driver” (id., 1976) o “Quei Bravi Ragazzi” (GoodFellas, 1990). Quelli erano altri tempi, e soprattutto un altro Scorsese…


Martin Scorsese




martedì 31 ottobre 2006
ore 14:40