Dopo infatti il Green Goblin e Doctor Octopus, in “Spider-Man 3” Peter Parker (Tobey Maguire) è costretto suo malgrado a fronteggiare la minaccia del suo amico Harry Osborn (James Franco), che deciso a vendicare il padre Norman (Willem Dafoe) ne ha resuscitato le spoglie del perfido folletto verde. Oltre al Goblin ecco anche il potente Sandman (Thomas Haden Church) e soprattutto la creatura aliena Venom, simbionte capace di impossessarsi di ospiti umani ed alterarne la natura, fino a farla diventare più violenta e vendicativa: sarà proprio la battaglia con quest’ultimo a scatenare il lato oscuro di Spider-Man.
Ebbene, con la moltiplicazione di personaggi, storie ed effetti speciali si è purtroppo ottenuto l’effetto contrario: la prima a risentire di tutto ciò e proprio la sceneggiatura scritta a quattro mani dal fido Alvin Sargent – premio Oscar già autore del secondo episodio – e da Alvin Raimi: il dover stare dietro alla vicenda di tutti i personaggi in scena, ed allo steso tempo costruire una piattaforma narrativa in grado di sostenere le numerose scene d’azione, ha prodotto uno script molto farraginoso, che soprattutto nella prima parte non incide mai e si perde in un’inutile prolissità. Anche quello che secondo noi avrebbe dovuto essere lo scheletro portante della trama, il confronto dell’eroe con il suo lato malefico, si perde in alcuni momenti che accennano alla questione invece che sviscerarla in tutte le sue potenzialità. Tre “cattivi” da rendere interessanti sono davvero troppi, ed alla fine quello che ne esce meglio è senza dubbio Sandman, anche in virtù del fatto che la scena più bella del film è dedicata a lui, ed è quella della sua “resurrezione” dalla polvere. Per il resto, tutti gli altri ruoli sono delineati con un’evidente approssimazione, stritolati dalla necessità di essere il più possibile “politically correct” e graditi al grande pubblico: si sa, Spider-Man non è Batman…
Sotto il punto di vista squisitamente visivo “Spider-man 3” possiede una confezione ovviamente grandiosa, che però non ha il suo punto di forza nell’originalità: ogni momento, anche il più fantasmagorico e carico di effetti speciali, ha in fondo il sapore del già visto. Sam Raimi in questo episodio dimostra di aver perso la sua vena estetica vagamente iconoclasta, e sembra aver conservato il suo “personal touch” soltanto nei più leggeri e d’evasione. Anche gli attori, con in testa un imbambolato Tobey Maguire, hanno recitato decisamente al di sotto delle loro possibilità.
Insomma, il terzo ed attesissimo capitolo della saga dell’Uomo Ragno è stata una mezza delusione: la spettacolarità rocambolesca della confezione non è riuscita a nasconder del tutto la mancanza di un impianto narrativo “forte” e soprattutto una certa stanchezza nella regia e nel cast. Non a caso, per il quarto episodio si prevedono importanti cambiamenti, fino ad ora smentiti ma con decisamente poca convinzione…




mercoledì 2 maggio 2007
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