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Film

Cappello, frusta e tanta voglia di esplorare… anche se questo gli dovesse costare la vita. Spielberg e Lucas mantengono le promesse e si confermano maestri dell’intrattenimento d’alta classe made in Hollywood.

Speciale Indiana Jones

Cappello, frusta e tanta voglia di esplorare… anche se questo gli dovesse costare la vita. Spielberg e Lucas mantengono le promesse e si confermano maestri dell’intrattenimento d’alta classe made in Hollywood.

Di nuovo bambini con Steven e George…

Il logo old fashion della Paramount appare sullo schermo con il solito giochino della montagna utilizzato in tutti i film della serie. Spielberg alza il volume con Elvis in sottofondo: siamo in pieni anni ’50, e non si crede che quello che stiamo per vedere è uno dei blockbuster più attesi degli ultimi anni. Non ci troviamo davanti all’ennesima pellicola big budget fracassona, ma quando appare quell’ombra con indosso la fedora, lo riconosciamo: è lui, proprio lui… quello è Indiana Jones!

Il quarto attesissimo film sull’impavido archeologo, uno delle vere icone made in Hollywood, mantiene le sue promesse. Ad impersonarlo ecco un Harrison Ford in stato di grazia, a 65anni l’attore riesce perfettamente a ritrovare quel mix di fisicità, bravura e grande simpatia per guidarci nella sua nuova avventura. Come sempre ne prenderà tante (i nemici adesso sono i russi) e ne darà altrettante, ma questa volta è diverso: sia la regia, che lo script hanno ben chiari un punto fisso, cioè che si tratta di un eroe invecchiato.

Questa non è un’operazione nostalgica che fotocopia i capitoli precedenti, ma una nuova avventura che non si ricicla mai in una serie di sequenze giocattolo. Tutti i momenti action sono coreografati al millimetro e sono ancora capaci di emozionare, strappando anche tanti sorrisi. Lo spessore e la simpatia dei personaggi sono un punto fondamentale della sceneggiatura. Chi è un grande fan della serie si divertirà a cogliere i piccoli omaggi che Spielberg inserisce qua e là. Il tutto con in sottofondo le epiche musiche di John Williams. L’intera confezione del film (escluso forse qualche effetto speciale di troppo) è fedelissima a ciò che i realizzatori hanno fatto nel corso dei trent’anni di questa serie.

Tutto il cast è in parte: dalla perfida Cate Blanchett (credibilissima nell’impersonare la perfida Irina Spalko), a John Hurt (in uno dei ruoli più irresistibili della sua carriera), passando per Ray Winstone (l’ottima spalla Mac), fino a Karen Allen, l’unica ancora capace di scuotere veramente Indy più di quanto lo farebbe un pugno. Infine l’ottimo Shia LaBeouf, il cui personaggio è un vero e proprio omaggio al Marlon Brando de “Il Selvaggio” (l’entrata sulla moto) e “Fronte del porto” (il continuo giocare col coltello).

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” è una pellicola la cui qualità è garantita in partenza: quando dietro la macchina da presa ci sono Steven Spielberg e George Lucas la scommessa è già vinta, specialmente considerando il fatto che il produttore ha  rifiutato decine di script prima di approvare il progetto. Alla regia Spielberg si conferma uno dei grandi raccontastorie di Hollywood e si diverte sempre a spargere la magia del suo tocco in tutte le sequenze. Dopo anni di blockbuster esplosivi e mai originali, ci pensano loro a rimettere le cose al proprio posto, re-introducendo uno dei personaggi più amati del cinema in una nuova avventura con la A maiuscola.

A diciannove anni dalla sua ultima apparizione al cinema Indiana Jones è sempre lo stesso e non deluderà chi lo aspettava al varco, né tantomeno passerà il testimone ad un nuovo eroe. Ritroveremo Indy nel nostro futuro? “Soltanto se lo vorrete – ha detto Spielberg a Cannes – Ecco il perchè abbiamo realizzato questo film. Di sicuro terremo aperti gli occhi per vedere che succede. Da questo dipenderà ogni nostra prossima mossa”.

 

COMMENTI:
  • Enrico
    venerdì 13 giugno 2008
    ore 16:00
    E' davvero un filmaccio, consiglio spassionatamente di non andare a vederlo: sono soldi buttati nella spazzatura! La storia di base può essere anche interessante, ma il film è un'esaperazione continua, un susseguirsi di eventi impossibili che fanno rivalutare, sotto il profilo del realismo, l'ultimo film di Rambo!
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