jodie foster,il buio nell anima
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Il nuovo film di Neil Jordan si presenta molto curato, con almeno un paio di scene che esaltano le capacità registiche ed il montaggio ma per il resto la pellicola non convince

Il buio nell'anima

Il nuovo film di Neil Jordan si presenta molto curato, con almeno un paio di scene che esaltano le capacità registiche ed il montaggio ma per il resto la pellicola non convince

Nel momento in cui sembra aver coronato il sogno di una vita felice insieme al suo futuro sposo, la conduttrice radiofonica Erica Bain (Jodie Foster) perde tutto per colpa di un gruppo di teppisti, che la riduce in fin di vita ed uccide il fidanzato David (Naveen Andrews). Dopo un lungo periodo di convalescenza la donna non riesce comunque a tornare alla sua vita precedente, terrorizzata dalla sola idea di uscire di casa. Dopo aver comprato una pistola per difesa personale, Erica si trova costretta ad usarla quando viene nuovamente assalita da un malintenzionato dentro un drugstore: da quel momento scatta nella sua mente un meccanismo che la renderà una sorta di vendicatore in cerca di vendetta. Sulle tracce di questo misterioso vigilante si mette il detective Mercer (Terrence Howard), il quale durante le sue indagini conosce ed inizia a frequentare proprio Erica, che lui vede come una vittima ancora traumatizzata da ciò che le è accaduto, ignaro che è proprio lei l’assassino che sta cercando…  

Di fronte ad una pellicola come questo “The Brave One” è molto difficile cadere nella trappola di un commento moralistico, ma allo stesso tempo quasi impossibile scindere la forma filmica dal contenuto, o meglio dal messaggio interno all’opera stessa. Costretti quindi a partire proprio da quest’ultimo aspetto, ci troviamo quasi imbarazzati a testimoniare che il film di Jordan è uno dei lavori più sconcertanti apparsi sullo schermo negli ultimi tempi, che a paragone fanno apparire vecchi lavori di Stallone o Schwarzenegger come assolutamente “liberal”. La cosa più incredibile è che a dirigere questo elogio della giustizia privata si trova proprio l’irlandese Neil Jordan, uno dei cineasti più eclettici ed in qualche modo iconoclasti che il panorama cinematografico internazionale ci ha regalato da vent’anni a questa parte. Evidentemente la necessità di poter lavorare su progetti più personali in piena libertà artistica deve aver spinto il regista ad accettare di sottomettersi con totale passività alle regole dell’industria hollywoodiana, che lo ha messo al timone di un’operazione di tale ambiguità. Dal punto di vista meramente formale “Il Buio nell’anima” si presenta comunque molto curato, con almeno un paio di scene che esaltano le capacità registiche ed il montaggio; questo non basta però a giustificare il fatto che si tratta comunque di un film che giustifica, anzi sembra addirittura incoraggiare, la vendetta personale che va oltre la giustizia civile. 

In un momento di cinema in cui si avvertono molti, troppi segnali che sembrano presagire una nuova corrente di “conservatorismo hollywoodiano” (alla faccia di Clooney & Co….), questo “Il Buio nell’anima” desta malcelata preoccupazione: cucito addosso ad una Jodie Foster sempre brava ma allo stesso tempo sempre più inquietante - non si sta costruendo addosso un personaggio un po’ troppo guerriero, vedi anche “Flightplan” (id., 2005) o “Panic Room” (id., 2002)? – il film propone una visione del singolo individuo e del suo rapporto con la società decisamente troppo violento e irrazionale. Un enorme passo falso di Neil Jordan, che speriamo almeno lo recupererà con un prossimo lavoro personale ed ispirato.
COMMENTI:
  • Fabio
    giovedì 4 ottobre 2007
    ore 10:43
    Il buio della nostra società è ben visibile e comprensibile in questo film ben diretto e interpretato, in particolare da Terrence Howard. Il titolo italiano finalmente esprime il senso di un film e di una idea: siamo tutti al buio in questa società che si dice illuminata. Potrebbe sembrare una frase banale ma è la sola realtà conosciuta. Il film mostra la paura di vivere dopo una tragedia ma anche il malessere di un sistema, non solo quello americano, in cui ormai è difficile sopportare il troppo che abbiamo creato. I governanti altro non sono che altri noi in grado di muovere le fila dei burattini che si muovono in scenari solo all'apparenza cristallini e dove la Giustizia è cieca all'inverosimile. Ben ha fatto Jordan a dirigere il film e lo sceneggiatore a mostrare ciò che ogni giorno i media ci propinano. La sola e vera Giustizia è quella che riusciamo ad ottenere ragionando e, a volte, improvvisandoci giustizieri. Purtoppo però la realtà non è simile al film. Ma anche in Italia fra non molto rischieremo la stessa sorte in una sistema dove la meritocrazia non esiste e il peggior incubo non è morire per strada ma morire quando qualcuno avrebbe dovuto garantirci non dico la incolumità ma almeno il rispetto delle regole. Quelle solo noi dobbiamo rispettarle, gli altri no. Il finale del film è una sintesi di ciò che ho scritto.
  • Michela
    giovedì 27 settembre 2007
    ore 0:40
    Mi piace Neil Jordan, mi piace il suo cinema e mi piacciono le sue storie. E' un regista che ama le sfide difficili. Non ho ancora visto questo film ma credo leggendo questo artcolo che le premesse siano molto interessanti. Ottima ne sono certa la scelta di Jodie Foster che è una splendida e bravissima attrice. Andoò a vederlo.
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