A causa della sua eccessiva efficienza sul lavoro – che fa sfigurare il resto del corpo di polizia di Londra - il super-agente Nicholas Angel (Simon Pegg) viene spedito a lavorare in uno sperduto paesino della campagna inglese. Qui tutto sembra funzionare a meraviglia, tanto che il gruppo di persone che rappresenta l’ordine di rivela ben presto una banda di smidollati, finiti a fare i poliziotti perché incapaci di trovare un'altra sistemazione. Del tutto fuori luogo ed incastrato in una comunità senza crimine, il nostro eroe ben presto inizia a dare segni di cedimento, cominciando a trovare trame criminose e loschi disegni da parte di persone che invece si rivelano come cittadini modello. Ma è la mente di Angel che vacilla o veramente la gente di questo amabile paesino nasconde qualche segreto. Con ostinazione il poliziotto cercherà di scoperchiare il calderone dei segreti…
Dopo l’inaspettato ma travolgente successo della parodia “L’alba dei morti dementi” (Shaun of the Dead, 2004), l’allegra brigata composta da regista, sceneggiatori ed interpreti di quel piccolo gioiellino di nonsense ci riprova prendendo di mira questa vota un genere collaudato come l’action, ma non solo. Le strizzate d’occhio non si rivelano infatti soltanto cinematografiche, ma anche ammiccanti alla gloriosa tradizione letteraria del giallo britannico, in particolar modo Agata Christie ed Arthur Conan Doyle.
“Hot Fuzz” fin dalle primissime scene si rivela come una miscela piuttosto riuscita di humour nero e gags dal sapore più esplicitamente slapstick: molto merito della riuscita della pellicola va attribuito al co-sceneggiatore e protagonista Simon Pegg, la cui divertente faccia di gomma si presta con perfetta funzionalità ad interpretare un personaggio comico di spessore. La risata nella maggior parte dei casi viene sprigionata dallo stridore tra la “forza” delle situazioni o della messa in scena, e la buffa fisicità di un gruppo di attori assolutamente capaci di ridicolizzare qualsiasi momento del film. Se una pecca può essere attribuita al film di Edgar Wright è quella di aver alzato troppo il tiro rispetto al precedente lungometraggio: “Hot Fuzz” mette molta carne al fuoco, e per stare dietro a tutti i rimandi e le storie che propone allunga la narrazione a dismisura, fino ad arrivare a due ore di film che sono decisamente eccessive. A parte qualche lungaggine però la pellicola è a tratti davvero spassosa, e conferma in pieno la bontà dei suoi realizzatori all’interno di un genere come quello parodico.
Enorme successo in Gran Bretagna, e premiato da discreti incassi anche negli Stati Uniti, “Hot Fuzz” può anche vantare una serie di cameo che ne impreziosiscono di certo la confezione: dal grande Jim Broadbent a Bill Nighy, da Martin Freeman a Paddy Considine, tutta una schiera di attori di talento contribuiscono a rendere questa pellicola ancora più simpatica. Insomma, un film da vedere senza dubbio.


Simon Pegg




