Presentato in concorso al Festiva di Roma, "Good" e diretto da Vicente Amorim e tratto dallopera teatrale di C.P.Taylor.

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Presentato in concorso al Festiva di Roma, "Good" è diretto da Vicente Amorim e tratto dall’opera teatrale di C.P.Taylor.

Good

Presentato in concorso al Festiva di Roma, "Good" è diretto da Vicente Amorim e tratto dall’opera teatrale di C.P.Taylor.

Nella Germania di fine anni ’30 il professor Halder (Viggo Mortensen) si trova costretto quasi suo malgrado ad aderire ai dettami culturali imposti dal nazismo, ed entra a far parte del partito dopo aver scritto un saggio di propaganda. La sua vita pian piano cambia: in maniera lenta ma inesorabile, senza quasi rendersene conto, Halder diventa uno di quegli intellettuali che iniziano a vivere nella beata ignoranza di quello che sta veramente succedendo alla Germania, e questo nonostante il suo amico Maurice (Jason Isaacs), di origine ebrea, lo metta in guardia più volte.
Col passare degli anni la persecuzione antisemita allontanerà i due amici fino alle conseguenze irreparabili, e quando finalmente Halder inizierà a prendere coscienza dell’idea comune a cui ha ottusamente e silenziosamente preso parte, forse sarà troppo tardi per riparare ai torti perpetrati.

La strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Questo detto comune sembra particolarmente appropriata per commentare questa coproduzione anglo-tedesca presentata al Festival di Roma. Diretto da Vicente Amorim e tratto dall’opera teatrale di C.P.Taylor, questo lungometraggio rappresenta l’estensione peggiore dell’idea di coproduzione appunto: tutto infatti è assemblato nel peggiore dei modi, dal cast artistico a quello tecnico, e l’assoluta mancanza di un centro unificatore rende fin dalle primissime scene la pellicola un calderone di lingue e inesattezze davvero incredibile da gestire, anche concedendo all’opera la maggior immedesimazione possibile. Soltanto vedere gli attori che recitano in inglese e poi leggono libri in tedesco crea un senso di distacco irrecuperabile. Ma questo è soltanto un esempio che vuole spiegare una messa in scena che non possiamo esimerci dal definire imbarazzante: fotografia leccata, dialoghi improbabili, sceneggiatura acquosa quando non melensa, interpretazioni a dir poco deludenti; in particolare Viggo Mortensen si dimostra totalmente fuori parte nel ruolo del professor Halder, ed allo steso tempo incapace con le sue doti d’attore a recuperare lo svantaggio della sua inadeguatezza.
L’unico a salarsi in virtù di della sua bravura e della sua presenza scenica è Jason Isaacs, attore troppo relegato in parti da caratterista o da villano e che invece meriterebbe ben altra attenzione.

Good” è uno dei lungometraggi di ricostruzione storica peggiori visti da anni a questa parte, ed avvilisce a mera consumazione da telenovela il tema drammatico che tratta. E questo, più di tutti gli altri, è il suo difetto maggiore.

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