La seconda giornata del Festival di Roma ha proposto alla stampa lanteprima del tedesco Der Baader Meinhof Komplex, storia vera del gruppo di terroristi che insanguinarono la Repubblica Federale Tedesca negli anni 70.
La seconda giornata del Festival di Roma ha proposto alla stampa l’anteprima del tedesco “Der Baader Meinhof Komplex”, storia vera del gruppo di terroristi che insanguinarono la Repubblica Federale Tedesca negli anni ’70.
La Banda Baader Meinhof
La seconda giornata del Festival di Roma ha proposto alla stampa l’anteprima del tedesco “Der Baader Meinhof Komplex”, storia vera del gruppo di terroristi che insanguinarono la Repubblica Federale Tedesca negli anni ’70.
Uli Edel non è mai stato un cineasta capace di giocare con la finezza psicologica dei personaggi che ha portato sul grande schermo, e non temiamo smentita nel definirlo tutto sommato un regista di grana grossa. Anche questo suo affresco generazionale su un fenomeno complesso e contraddittorio come il terrorismo non smentisce questa sua tendenza alla spettacolarità della messa in scena che però più di tanto non riesce ad andare in profondità negli eventi narrati. Quello su cui Edel punta soprattutto nella prima parte del film è il ritmo dell’azione e l’efficacia della ricostruzione, fattori senza dubbio rilevanti ma che non riescono a nascondere il fatto che i personaggi principali non hanno una psicologia ben definita che ne spieghi idee e soprattutto il comportamento criminale.
Per spiegare l’ideologia ed il ricorso alla violenza di Andreas Baader ed Ulrike Meinhof vengono adoperate una serie di situazioni retoriche e di frasi fatte che in più di un momento lasciano scivolare l’opera nella rappresentazione macchiettistica. Quando invece, nella seconda parte del film, l’azione viene necessariamente a mancare e si passa al processo ed allo sviluppo degli aspetti più interiori ed emotivi dei protagonisti, oltre alla forza della sceneggiatura viene clamorosamente a mancare anche l’apporto degli interpreti; soprattutto Martina Gedeck si dimostra completamente fuori parte, e delinea le problematiche interne alla Meinhof con una certa sommarietà, anche se ci teniamo a sottolinearlo non aiutata né dal testo né soprattutto dall’idea di messa in scena che Edel possiede. L’unico degli attori a salvarsi è, come sempre, Bruno Ganz, che però si muove dentro i panni scomodissimi di una ritratto molto spesso tendente all’esagerazione caricaturale.
Superficiale ed inutilmente prolisso, “Der Baader Meinhof Komplex” ha il grosso difetto di raccontare con superficialità un fenomeno che meritava ben altro approfondimento, e lo riduce invece a patinata cartolina violenta e glamour su un gruppo di criminali che compiono azioni efferate in nome di ideali e progetti che non vengono quasi per niente spiegati, se non con la retorica più ovvia. E’ davvero un peccato che un film sul terrorismo si limiti a mostrarne il lato “cinematografico” senza poi interpretarlo, o almeno cercare di trovarne le cause nella società stessa in cui tale fenomeno si è sviluppato.
- ROMA FILM FESTIVAL 2008 |
- DER BAADER MEINHOF KOMPLEX |
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- ULI EDEL
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