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Film

Primo caso di naming placement italiano. Storia vera di due disgraziati che rubarono la tomba di Enrico Cuccia, ma che finirono col far ridere l’Italia intera. Una “spigolatura” da Settimana enigmistica che purtroppo non regge la durata di un film.

Arriva L’ultimo Crodino

Primo caso di naming placement italiano. Storia vera di due disgraziati che rubarono la tomba di Enrico Cuccia, ma che finirono col far ridere l’Italia intera. Una “spigolatura” da Settimana enigmistica che purtroppo non regge la durata di un film.

Il primo caso italiano di naming placement senza frontiere, e cioè pubblicità del prodotto da reclamizzare inserito fin dal titolo, sembra sia nato quasi per caso. C’era la volontà di raccontare la storia vera di due disgraziati della Val di Susa che qualche anno fa trafugarono la tomba di Enrico Cuccia, storico capo di Mediobanca, per cercare di ottenere un riscatto che li tirasse fuori dai rispettivi problemi economici e quando si è scoperto che uno dei due protagonisti veniva soprannominato Crodino dai compaesani, ecco che è scattata l’idea.

Interessante sarebbe sapere se, oltre alle tre scene girate al bar ordinando il celebre analcolico come negli ormai conosciuti spot televisivi (manca giusto lo scimpanzé), il debito verso i partner commerciale si sia allargato anche alla scelta di far ripetere continuamente a tutti i personaggi del film i nomi dei loro interlocutori., del tipo “Come stai Crodino?”, “Sto bene Pes”, “Ma ne sei sicuro, Crodino?”, “Si ne sono sicuro Pes”, “Allora andiamo Crodino”. Sembra uno sketch noir di Ale e Franz, è purtroppo un film che per quanto voglia apparire simpatico, forse anche comico attraverso questa e altre trovate, incontra un ostacolo insormontabile per il raggiungimento del suo obiettivo: non fa ridere. Neanche un po’, neanche per sbaglio. La coppia Tognazzi-Iacchetti, con il secondo spalla dell’esuberanza del primo, non funziona. E questo nonostante la storia narrata contenga effettivamente alcuni spunti se non comici, comunque grottesco-demenziali come l’equivoco e l’assoluta imbranataggine dei protagonisti.

Ciò fa sì quantomeno che la vicenda scorra via senza annoiare troppo, ma la sensazione che se al posto di Tognazzi ci fosse stato Ezio Greggio ed il film sia una versione su grande schermo di un prodotto di Canale 5, permane dall’inizio alla fine della visione. Poco fa per uscire fuori da una sceneggiatura superficialmente in bilico tra ironia e dramma (con un pizzico, addirittura, di denuncia), mentre la regia di Umberto Spinazzola si limita a seguire la storia, giusto un dolly riesce a far trasparire la bellezza dell’ambientazione e la solitudine dei suoi personaggi.

Se in America i naming placement sono da sempre (forse più per caso però, che per ragioni di merito) sinonimo di film gradevoli, se non bellissimi (da “Colazione da Tiffany” al “Diavolo veste Prada”, passando per “Herbie, maggiolino tutto matto”), tanto da far passare in secondo piano la palese pubblicità, in “L’ultimo Crodino” l’applicazione di questa strategia di marketing diventa l’unico vero motivo di interesse del film.

La pellicola arriverà sugli schermi dal 20 marzo distribuita dalla Mikado.

Per saperne di più:
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