Un particolare, piccolo melodramma piuttosto insolito nel panorama cinematografico americano
"Pay it forward, un sogno per domani"
"Pay it forward, un sogno per domani"
Il commento
Alla sua terza prova cinematografica, la regista Mimi Leder (la serie Tv “ER”, l’avventuroso “The Peacemaker”, il catastrofico campione di incassi “Deep Impact”) mette in piedi un particolare, piccolo melodramma piuttosto insolito nel panorama cinematografico americano. Lo spunto di partenza è l’idea di una specie di “marketing piramidale della bontà”, per cui, grazie ad un accordo utilitaristico praticabile e che può essere conveniente per tutti, si può arrivare a modificare concretamente la realtà in meglio. Figura quasi cristologica nella sua semplicità e determinazione, il giovane Trevor ha il compito di proporre alla sua famiglia e alla società un’idea scandalosa: l’antidoto al cinismo e all’individualismo basato su un sistema di credito rovesciato, dove chi riceve il favore non è in debito con chi lo ha concesso, ma con il mondo intero, nella persona di altri tre individui a sua scelta. Un sistema di “redenzione a catena” basato sull’efficacia di un singolo gesto, più che sulla bontà degli individui. Diventa però quasi subito evidente che “passa il favore” è più che altro un pretesto per raccontare le piccole storie di tre persone ordinarie, accomunate da ferite profonde (e nel caso del personaggio di Kevin Spacey visibili anche in superficie) e dal desiderio forte ma nascosto di sanarle. Mentre Eugene e Arlene sono entrambi illusi di aver trovato un doloroso equilibrio nella precarietà dell’esistenza che conducono, Trevor ha l’ingenuità e la forza di proporre un’evoluzione, l’attuazione di un cambiamento che gli adulti non osano affrontare. Il ragazzo riscopre vecchie ferite, ma solo per chiuderle definitivamente, facendosi attivo promotore e primo esempio della necessità di cambiamento. Quello che ne viene fuori è una storia stranamente toccante, nonostante l’impianto cinematografico non sia particolarmente interessante (almeno a confronto di grandissimi melodrammi “strappalacrime” come Le Regole della Casa del Sidro), servita da attori ottimi e perfettamente in parte, da un Kevin Spacey raramente così intenso ad una Ellen Hunt che riesce ad essere totalmente credibile sia come barista sexy che come sfatta madre alcolizzata, ad un Haley Joel Osment (il protagonista di “Sesto Senso”) sorprendentemente maturo.
In sintesi
Un melodramma buono, più che buonista, dal vago sapore messianico ma comunque efficace e commovente, impreziosito dalla performance di un gruppo di ottimi attori.
Il giudizio
Piccolo dramma intenso e commovente
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