Il regista romano racconta i turbamenti, i contrasti e le passioni di due diverse generazioni: trentenni e cinquantenni.
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Il regista romano racconta i turbamenti, i contrasti e le passioni di due diverse generazioni: trentenni e cinquantenni.
Il regista romano racconta i turbamenti, i contrasti e le passioni di due diverse generazioni: trentenni e cinquantenni. In tutti c’è il comune desiderio di fuggire verso qualcosa di ignoto, soprattutto quando la vita familiare comincia a soffocarti. Una storia che, d’impatto, potrebbe essere definita drammatica ma che, invece, presenta una vena ironica e comica.
Sullo sfondo di queste storie e dei loro personaggi, c’è una città che Muccino ama raccontare in maniera diversa dagli altri: Roma. Il film è ambientato in molti dei quartieri della capitale, ma quello che sorprende è il fatto che il regista nasconda gli aspetti più vistosi di questi quartieri, giocando con gli angoli, le sfumature e gli spazi meno conosciuti. La macchina da presa passa dal laghetto dell’Eur a piazza Santa Maria in Trastevere, dal centro ai Parioli, senza mostrarci ciò che rende riconoscibili queste oasi ritratte in due lunghi mesi, nella passata e calda estate romana. Muccino tende più a nascondere che a mostrare una città da cui si dovrà allontanare per girare il prossimo film. Il giovane regista, infatti, sta per compiere quell’enorme passo con cui si salta un oceano e si giunge a quella che noi chiamiamo Hollywood, ma che nel nostro immaginario collettivo rappresenta l’America. E Muccino sbarcherà proprio lì, nella mecca del cinema, nell’America delle Majors e dello star system, dei Brad Pitt e delle Angelina Jolie. Lui, così timido, si troverà tra i grattacieli di New York a raccontare la solitudine e la malinconia della sua protagonista e soprattutto la storia di una città che non è più Roma, la città con cui si è sempre confrontato. A parlarci di Muccino è una delle star emergenti del film, Regina Orioli che, nonostante sia al suo IV° film, ha già lavorato con due mostri sacri della commedia italiana (non ‘all’italiana’), come Verdone e Virzì.
Com’è arrivato Muccino a scegliere Regina Orioli?
“Il percorso è stato semplice e diretto. Conosco Gabriele da tre anni e mi ha sempre considerata perfetta per interpretare la parte dell’antipatica che alimenta indirettamente la voglia di fuga dei suoi amici. Non so perché tutti mi diano questo ruolo, ma con lui è stato particolarmente divertente; soprattutto nei momenti in cui ci dedicavamo a costruire il mio personaggio, dal look, ai movimenti, al trucco. Insomma, proprio una “stronzetta” doc”.
Qual è la chiave grazie alla quale Muccino è riuscito ad ottenere il consenso della critica e del pubblico, cosa che ultimamente riesce a pochi “eletti”?
“Gabriele racconta storie che gli appartengono fortemente e non si avventura in territori che non conosce. Lui è un po’ tutti i personaggi maschili del film, o almeno è stato quello che vorrebbe essere. Una sensazione che il pubblico avverte, e per questo nasce una forte simpatia nei suoi confronti e in quelli delle sue storie. E poi questo film emoziona, quindi la critica deve essere dalla nostra parte!”
Regina un’ultima domanda, meglio lavorare con Verdone o con Muccino? Sorridendo capiamo che non vuole rispondere.
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Gabriele Muccino
Stefano Accorsi