Inizia tra le polemiche la scalata verso la nomination all’Oscar di Nanni Moretti.
NANNI MORETTI GOES TO AMERICA
Inizia tra le polemiche la scalata verso la nomination all’Oscar di Nanni Moretti.
Il suo “La Stanza del Figlio”, vincitore della Palma d’oro al festival di Cannes dove ha sbaragliato avversari accreditati della statura di David Lynch, Michael Haneke e Joel Coen, č rimasto imbrigliato tra le maglie dell’imprevedibile censura Usa che ha stabilito il divieto di visione del film ai minori di diciassette anni non accompagnati da un adulto. Non si sa quanto questa curiosa decisione potrā influire negativamente sulla presenza del film italiano pių lodato e visto della scorsa stagione tra la cinquina del prestigioso riconoscimento al miglior film straniero assegnato dall’Academy Award. C’č attesa per il responso proveniente da oltreoceano per un film che ha incantato giurie e critici europei per i quali Moretti rappresenta una garanzia per il suo cinema autobiografico e caustico con il quale č riuscito a raccontare fedelmente e con ironia una porzione del Bel Paese: quello intellettuale, quello di sinistra, quello titubante degli equivoci sociali e politici, guadagnandosi un pubblico di riferimento ampio e ben delineato su cui fare sempre e comunque affidamento. Dopo aver raccontato, in “Aprile”, la nascita di un figlio in un’Italia percorsa dal subbuglio politico post-tangentopoli, Moretti ha optato per un tema complesso e delicato: l’insopportabile dolore causato dalla morte di un figlio. “Il male estremo. Il peggiore dei mali”, come lo definė Euripide.
L’immensa beffa del destino incrina la quotidianitā serena di una famiglia della media borghesia: padre psicanalista, madre editrice, due figli liceali, un maschio e una femmina, alle prese con i loro problemi adolescenziali. Un tremendo e inaspettato incidente apre la porta allo strazio, altera i rapporti familiari circondandoli di una tristezza claustrofobica che si esprime nei silenzi, nella crisi professionale del padre assalito dal senso di colpa, dall’affiorare dell’inconscio desiderio di aver voluto liberarsi del figlio. Un’agonia che si accartoccia in una pena implosa, che si infrange nelle dure immagini della realtā, della praticitā della morte: il coperchio di zinco che copre il cadavere del figlio; il suono del saldatore che sgretola la disperata discrezione della camera ardente.
L’elaborazione del lutto procede nella sua ricerca di una flebile luce che inneschi la forza per ricominciare ad esserci al di lā della mancanza; che maturi la consapevolezza di una perdita inaccettabile che costringe a ripercorrere i minuti e i secondi in cui il Caso si č insinuato beffardamente nella linea del Tempo come uno spietato demonio senza scrupoli.
Sarā l’arrivo di una lettera di un’amica del figlio defunto che socchiuderā finalmente la porta di una stanza asettica e misconosciuta, che offrirā ai genitori e alla sorella un appiglio patetico per ritrovare se stessi, per riattraversare il confine che divide l’anelito di vita dall’intervallo luttuoso che tutto blocca e annulla.
HIGHLIGHTS
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