Quando una rassegna importante come questa prima Festa del Cinema di Roma arriva a conclusione, è quasi inevitabile tirare le somme di un evento che ha monopolizzato per mesi l’attenzione della critica e dell’informazione cinematografica italiana.
Come ampiamente premesso dal sindaco della capitale Veltroni e da tutti gli organizzatori dell’evento, la rassegna è stata appositamente studiata per soddisfare le esigenze principalmente del pubblico, con proiezioni pienamente accessibili ed un impianto commerciale ruotante intorno ad essa capace di soddisfare in maniera non esosa le esigenze degli spettatori.
Per quanto riguarda l’organizzazione delle proiezioni per la stampa, lo splendido scenario dell’Auditorium di Roma si è rivelato perfettamente funzionale e capace di accogliere al meglio addetti ai lavori, ospiti e conferenze. Molto meno agevola invece la questione delle sale predisposte fuori dall’impianto, dove soprattutto nei primi giorni l’affollamento ha causato evidenti problemi ed intasamenti. C’è però da sottolineare come una correzione in corsa da parte degli organizzatori ha reso l’accesso ai film decisamente più tranquillo e possibile: ovviamente rimane il dubbio sul fatto che tale disagio poteva essere invece ampiamente previsto e risolto in anticipo…
Ma torniamo adesso a parlare di cinema,che poi è il fattore principale del nostro lavoro di critica: senza dubbio la qualità delle opere viste a Roma è stata mediamente elevata, e ciò è dovuto principalmente alla saggezza nel non intasare il cartellone con un inutile numero elevato di pellicole presentate. La “squadra” di film italiani visti nei giorni scorsi ha evidenziato i soliti pregi e purtroppo anche i difetti di cui soffre al momento la nostra cinematografia: storie troppo intimiste, sceneggiature mal calibrate, soprattutto un’idea di messa in scena che mai si discosta dai toni sommessi e timidi del compitino. Eccezioni i lavori di un maturato Paolo Virzì e dell’esordiente Alessandro Angelini, che con “L’aria salata” (id., 2006) ha rappresentato probabilmente la vera sorpresa di questa kermesse.
Per quanto riguarda il panorama internazionale di opere, non possiamo non salutare con un applauso il ritorno al grande cinema di Martin Scorsese, finalmente libero dai condizionamenti della Miramax (e dell’Oscar?) e capace di restituisci con “The Departed” sprazzi del suo cinema più potente. Lo stesso ha fatto a nostro avviso Christopher Nolan con il suadente “The Prestige” (id., 2006), opera a scatole cinesi di sopraffina eleganza: forse il miglior film visto a Roma.
Insomma, nonostante un certo scetticismo che ci accompagnava tempo fa – e che comunque rimane almeno per quanto riguarda la collocazione temporale dell’evento – questa prima edizione della Festa del Cinema di Roma ci ha fatto quasi del tutto ricredere, superando con voti più che sufficienti il test mai semplice dell’esordio e della pressione che un po’ tutti hanno messo su di essa.



