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Film

Una pellicola interessante, ben confezionata, elegante, in cui uno sguardo originale e toccante cerca di fare luce sui sentimenti e sulle complesse dinamiche familiari.

LE PAROLE DI MIO PADRE

"Le parole di mio padre"

Le parole del padre sono silenzi fatti di vuoto e di assenza. La storia dell’ultimo film di Francesca Comencini, che accolta da un lunghissimo applauso ha chiuso la sezione «Un certain regard» all'ultimo festival di Cannes, è liberamente ispirata a due capitoli de “La coscienza di Zeno”. Le vicende del personaggio di Svevo vengono trasposte dalla Trieste austroungarica a una Roma contemporanea, volutamente priva di riferimenti all’attualità che distoglierebbero lo sguardo dal nodo centrale: il tema del padre, anello di fedeltà con l’autore, topos fortemente sentito dalla stessa regista. Se da un lato c’è un padre che crea sfacelo con la sua assenza, dall’altro c’è un padre che soffoca e diffonde infelicità con la sua stessa presenza.
La difficoltà di essere padri, sorelle, mariti, figli, mogli viene trattata nel film in modo toccante e originale, con una grande e insolita profondità nel descrivere i personaggi. Le sorelle Malfenti fanno inevitabilmente pensare alle sorelle Comencini (quattro anche loro), e al loro padre maestro e ispiratore. La regista ha fortemente voluto la Mastroianni, una che conosce il peso e la difficoltà di essere indissolubilmente legata al nome del padre, sacro come un totem.
Buona la prova di Fabrizio Rongione, l'attore belga di origine italiana interprete di Rosetta, Palma d'Oro 1999. Ma c'è da dire che il suo è uno Zeno intristito e ingrigito, privo dell'ironia del personaggio originario. E con l'ironia sono sparite anche le motivazioni paradossali che spingevano il protagonista a innamorarsi della bella Ada per poi sposarne la sorella Augusta; inoltre, le battute e le citazioni riprese dal libro, decontestualizzate, perdono di senso e significato.
Erano anni che la Comencini covava questo progetto, da quando, vivendo a Parigi, Svevo era un modo per mantenere un contatto con le radici italiane. Ma ha dovuto aspettare un anno prima di poter girare il film, perché produttori e finanziatori -terrorizzati appena sentono puzza di letteratura- giravano le spalle quando si tirava in ballo il nome di Svevo. Ma il peso di Svevo in questo film ben fatto è in realtà irrilevante e vagamente snaturato, diventa ossatura per parlar d'altro. I rapporti tra sorelle, in un continuo di echi, riverberi e rimandi: le sorelle Malfenti e le sorelle Comencini, rispecchiate nel dramma di Cechov ("Le tre sorelle"), finzione nella finzione, in cui Ada interpreta Olga.
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HIGHLIGHTS

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