Filmetto inerme e troppo melenso, cucito su misura addosso alla grande Meryl Streep
"La musica del cuore"
"La musica del cuore"
Il commento
“Music of the Heart” è passato fuori concorso al festival di Venezia del 1999, dove lo abbiamo visto in anteprima. Ebbene, se non conoscessimo il regista di questo film, avremmo potuto tranquillamente classificarlo come la solita operina americana melensa e strapplacrime, intenta ad esaltare le doti interpretative della solita grande attrice (una Meryl Streep che è stata davvero grande, ma che qui dà il peggio di sé stessa). Il vero problema di questa pellicola è che a dirigerla è stato Wes Craven, uno dei re del “new horror”, autore di pellicola di culto come “Nightmare”, “Il Serpente e l’Arcobaleno”, o la trilogia di “Scream”. Ma cosa è saltato in mente a questo dotato cineasta? Immaginiamo che tutti gli autori di genere, prima o poi, sentano il bisogno di cimentarsi con un qualcosa che è estraneo al loro modo di fare cinema, e di provare (più a se stessi che all’affezionato pubblico) di essere capaci di realizzare qualsiasi tipo di film. Beh, in questo caso Craven fallisce il tentativo, e non perché non sia capace di mettere su uno spettacolo comunque accettabile, ma proprio perché non sa come muoversi nel pericoloso campo del melodramma per famiglie, lasciando troppo spazio alle gigionerie della sua incontrollata protagonista. Il resto del film somiglia molto al compitino ben svolto, senza pregi né difetti, tranne quello, enorme ed imperdonabile, di essere inutile. Tratto da una storia vera, il film ci fa preferire di gran lunga il documentario “Small Wonders”, che parlava della vera Roberta Guaspari e dei suoi problemi ad insegnare ai bambini la musica in un quartiere difficile come Harlem. Ci chiediamo: non bastava il documentario?
In sintesi
Filmetto inerme e troppo melenso, cucito su misura addosso alla grande Meryl Streep, che però esagera in mossette e smorfie da grande diva. Wes Craven, a causa dell’aver diretto questo film, perde molta della credibilità autoriale che si era conquistato con la sua rinascita come “Re dell’Horror”.
Il giudizio
Troppo sdolcinato ed inerme, “La Musica del Cuore” si propone come un film di cui avremmo potuto tranquillamente fare a meno. Non Soltanto noi, ma soprattutto Craven e la Streep.
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