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Un alieno di nome Kevin Spacey

K-Pax

K-Pax

Ad un attore come Kevin Spacey, due premi Oscar per “I soliti sospetti” e “American Beauty”, si può perdonare tutto, persino di mangiare una banana con la buccia come vediamo in “K-Pax”, il film di Iain Softley in uscita il 25 gennaio distribuito dalla 01 Distribution. Prodotto da Lawrence Gordon, lo stesso di “Tomb raider”, il film è interpretato da Kevin Spacey e Jeff Bridges e, tra gli altri, Mary McComrmack e Alfre Woodard. A dispetto del titolo, comunque, “K-Pax” non è un film di fantascienza come si potrebbe immaginare, ma unisce mistery e commedia.

Tratto da un romanzo di Gene Brewes, il film di Softley arriva dopo sei anni dall’idea iniziale: Gordon aveva opzionato i diritti del romanzo nel 1995, affidando la sceneggiatura allo scrittore Charles Leavitt, ma il progetto si è concretizzato solo quando Kevin Spacey ha accettato il ruolo di Prot, l’alieno arrivato misteriosamente sulla terra. Durante un’aggressione nella Grand Central Station, Prot viene scambiato per un rapinatore ma, sostenendo di essere arrivato dal pianeta K-Pax, la polizia lo consegna al dottor Powell (Jeff Bridges), uno psichiatra di grande esperienza che ha avuto in cura casi simili. Ricoverato nel centro psichiatrico, Prot viene sottoposto a tutti gli esami del caso e qui arriva il bello: riesce a vedere quello che gli umani non possono, inoltre non reagisce ai farmaci somministrati. Il dottor Powell, classico personaggio da “workhaolic movie”, crede che sia solo questione di tempo, ma durante le sedute Prot racconta che è sulla Terra per svolgere un incarico, spiegando quanto sia diversa la vita su K- Pax: tutto sommato si trova bene, ci sono molte cose che gli piacciono, ma prima dell’estate dovrà tornare sul suo pianeta. Presto gli altri pazienti iniziano a vederlo sotto un’altra luce, la sua presenza è rassicurante, riesce a far emergere il lato autentico delle persone: è per questo che tutti fanno a gara per “partire” con lui. A Powell, però, interessa soprattutto il dramma interiore che Prot ha completamente rimosso.

Nessun dubbio che sia diverso dagli altri, ma Powell intuisce che Prot nasconde un trauma e la conferma arriva quando lo invita a trascorrere il Giorno del Ringraziamento insieme alla sua famiglia. Perché Prot ha il terrore dell’acqua? E perché durante l’ipnosi perde il controllo? Cosa era successo cinque anni prima? Il film, che nella prima parte presenta un tono da commedia – grazie anche al sarcasmo di Spacey – in seguito prende una piega diversa, sconfinando in un finale drammatico che non riveliamo. Girato a New York (ma nello skyliner sono già assenti le Twin Towers), “K-Pax” è un film non privo di una certa ambiguità, giocato sul filo sottile che separa la normalità dalla follia, ma anche sui sentimenti. Nonostante tutto il film offre diverse sfumature e, oltre alla solita bravura di Jeff Bridges, troviamo un Kevin Spacey al limite del virtuosismo: gli bastano un paio d’occhiali e via, è più alieno di qualsiasi ET.
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