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Interviste

Con i suoi commenti musicali per Hancock, Kung Fu Panda e Ortone e il mondo dei Chi, il musicista inglese si conferma fuoriclasse della nuova ondata hollywoodiana

John Powell ancora ad alta quota

Con i suoi commenti musicali per Hancock, Kung Fu Panda e Ortone e il mondo dei Chi, il musicista inglese si conferma fuoriclasse della nuova ondata hollywoodiana

Agile nella forma narrativa tanto quanto in quella estetica e altrettanto facile a cambi di tono nel passaggio da un primo atto fortemente sciolto nel filmaking contemporaneo, un secondo solidificato nella vivacità del fumetto da superheroe e un epilogo sentimentale addirittura intarsiato di mélo, Hanckock è il tipo di film che avrebbe creato seri problemi ad un compositore hollywoodiano di rigide vedute. Compito tutt’altro che ostico, invece, per un professionista come John Powell, ancora tra le “star” maggiormente richieste del nuovo firmamento cinemusicale mainstream, formatosi tra gli influssi musicali più disparati e abituato quindi ad un plasticità d’intervento sempre confacente. Non bastasse, Powell, grazie ad una personalità estrosa, una scrittura di forte impatto e un piglio decisamente moderno, ha definito alcune delle stilistiche dominati dell’odierno trend di composizione all’avanguardia: in una parola, l’appeal cool su cui il commento cinematografico del nuovo millennio ha investito alacremente in vista di una sicura presa sul target giovanile. Ecco perché l’antieroe un po’ ingenuo un po’maudit ritratto con efficacia da Will Smith, prima rozzo poi reinvestito della giusta dignità di salvatore cittadino dotato di superpoteri, non poteva aspirare a controparte musicale migliore.

Nel raccontarlo su partitura, Powell non ha lesinato alcuno dei suoi variegati stilemi, partendo da una confacente miscela di jazz e blues (con organo in bell’evidenza) che sintetizza lo spirito iniziale del personaggio; un registro nel quale trova debita collocazione anche l’idea più fresca dello score: l’utilizzo naïf dello schioccar di dita (“Meatballs?”). L’esperienza già maturata dal compositore nei territori fumettistici con il terzo capitolo degli X-Men garantisce poi il perfetto sound di genere quando Hancock ritrova la sua identità e si fascia in un costume aderente alla sua missione (“To War”), frangente in cui Powell ha modo di sbrigliare la sua tipica agilità orchestrale – particolarmente distintivi i movimenti funambolici degli archi. Infine, l’elemento tradizionalmente sinfonico guadagna campo e s’impone in una conclusione di trionfante consacrazione del protagonista (“The Moon and the Superhero”), epilogo di uno spartito in cui il musicista ancora una volta ha modo di dimostrarsi “fenomeno” non solo in termini di look e di apparenza ma anche di contenuto: si veda l’iniziale “SUV Chase” – purtroppo pesantemente sacrificata nel mix finale – esempio mirabile di action scoring contemporaneo.

Classe 1963, l’inglese che ha fatto gavetta nell’affollata fucina di Hans Zimmer per poi svincolarsi da molte delle limitazioni endemiche della scuola d’appartenenza raggiungendo traguardi personalissimi con The Italian Job, Paycheck  e la trilogia di Bourne, quest’anno ha anche dato prova di non disconoscere le sue origini ricongiungendosi al suo “maestro” per il brioso score di Kung-Fu Panda. E confondendosi benissimo con l’estetica zimmerina, di cui, ad onor del vero, molte influenze non sono mai evaporate del proprio stile, Powell ha mantenuto attivo il suo legame con l’animazione (tra i molti titoli spicca la prima avventura di Shrek, in coppia con Harry Gregson-Williams), contesto decisamente stimolante per le sue pulsioni a tutta orchestra e teatro di alcune delle prove più esagitate della suo catalogo. Sempre del 2008 è tra l’altro il suo commento a Ortone e il mondo dei Chi, ipertrofica e coloratissima partitura davvero rappresentativa del suo gusto per lo sketch narrativo, il fitto lavoro tematico e l’inclinazione citazionistica. Se a questo già importante numero di prestazioni si aggiunge che il prolifico compositore ha recentemente offerto i suoi servigi anche al romanticismo leggero di P.S. I Love You e al dramma post-bellico di Stop-Loss, sarà più facile intenderne la posizione di esponente decisivo nell’affollato contesto della musica da film da nuovo millennio. E magari perdonare qualche pecca di maniera riscontrabile in tutti i citati lavori.

Hancock – Varèse Sarabande/Audioglobe
Kung Fu Panda – Dreamworks Records Horton Hears a Who! – Varèse Sarabande/Audioglobe 
Horton Hears a Who! – Varèse Sarabande/Audioglobe

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