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Festival

Con i suoi oltre settantamila spettatori all’anno si è aperto nei giorni scorsi il Jerusalem Film Fest: a rappresentare l’Italia Olmi, Costanzo e i fratelli Taviani.

Jerusalem Film Fest

Con i suoi oltre settantamila spettatori all’anno si è aperto nei giorni scorsi il Jerusalem Film Fest: a rappresentare l’Italia Olmi, Costanzo e i fratelli Taviani.

    
La cerimonia di apertura  ha avuto come protagonista il simpatico topolino cuoco Remy  del film Ratatouille”  di Brad Bird, una sorta di celebrazione del cinema di animazione che il festival di Gerusalemme, ora in svolgimento, ha voluto dedicare a questo genere che già da venti anni (proprio a Gerusalemme furono proiettati i lavori di animazione di John Lasseter) è parte costituente della kermesse israeliana.   

Ma molte altre sono le sezioni che costituiscono il Jerusalem Film Fest e che dal 5 al 14 luglio porterà in scena il meglio della produzione internazionale di lungometraggi, documentari, film sperimentali, corti e, naturalmente, film di animazione. Settantamila sono gli spettatori che, ogni anno, assistono alle proiezioni di quello che è a buon diritto uno degli eventi più importanti di Israele e che si presenta al pubblico con i suoi circa 200 lavori e le dieci sezioni in cui e suddiviso il festival. 

Dalla competizione per il miglior documentario a quella chiamata The Jewish Experience (e che premia le opere più rappresentative dell’identità e della storia ebraica). Dalla sezione Panorama - che accoglie anche il meglio dell’animazione internazionale, quest’anno rappresentata dagli ottimi “The Danish Poet”  del norvegese Torill Kove e dal bel “One Rat Short” passati di recente in Italia anche nel festival di Roma “Arcipelago” -  a quella dedicata alla libertà e ai diritti umani  (In the spirit of Freedom) in cui ritroviamo “Lettere dal Sahara” di Vittorio De Seta  e l’ultima fatica dei fratelli Taviani “La Masseria delle allodole”.  Per rimanere agli italiani, il festival vedrà nella selezione ufficiale anche Ermanno Olmi e i suoi “Centochiodi” e Saverio Costanzo con “In memoria di me” (premiato di recente a Taormina) entrambi nella sezione Panorama.

Molto ampia, come è d’obbligo, la panoramica sui lavori israeliani che comprende opere documentaristiche, anteprime, lungometraggi e corti in gara tutti nella Wolgin Competition che porta all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori il meglio della produzione locale.   Un festival, infine, quello di Gerusalemme, che negli anni (e ne sono passati ventiquattro dalla sua prima edizione) ha saputo proporsi anche come importante vetrina di debutti d’autore, da Wong Kar Wai a Jim Jarmusch, da Stephen Frears a Spike Lee e Quentin Tarantino, da Neil Jordan, a John Lasseter. Nomi illustri che sono passati per queste terre e che oggi contribuiscono a fare della competizione un evento di assoluta qualità.
 

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