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Interviste

Impegnato politicamente e socialmente ci parla delle sue idee sulla clonazione

Intervista ad Arnold Schwarzenegger

Intervista ad Arnold Schwarzenegger

Il tema centrale del suo ultimo film “Il 6° giorno”, è la clonazione. La storia è ambientata in un futuro prossimo non molto lontano, e questo suscita non poca inquietudine, vista la scottante attualità del tema trattato.

Lei che posizione assume rispetto alla possibilità di clonare un essere umano?

Arnold Schwarzenegger : "Adam Gibson, il personaggio che interpreto nel film, è un nostalgico: colleziona auto d’epoca, usa il rasoio a mano per radersi e non ama tutto ciò che è progresso. Io al contrario, mi ritengo una persona proiettata nel futuro e l’idea della clonazione umana mi affascina, nell’accezione ovviamente che questa venga adottata per un buon fine…"

Cosa intende come “buon fine”?

A. S.: "Quando mia moglie ha letto la prima sceneggiatura mi ha detto: “Se tuo figlio di dieci anni morisse stupidamente in un incidente d’auto e i medici ti dicessero che con la clonazione potresti riaverlo indietro, cosa penseresti?”. E’ una domanda che fa riflettere, tanto che l’abbiamo inserita nel film…"

La storia ci insegna che le scoperte scientifiche, si pensi ad Einstein e all’uso che è stato fatto della bomba atomica, spesso vanno a finire nelle mani sbagliate..

A. S: "Ma la scienza va avanti! Quando mia nonna 30 anni fa morì per infarto, non c’era la possibilità di curarla, invece io, qualche anno fa, ho subito un intervento a cuore aperto e ora sono qui a parlarne con lei. Quello che voglio dire è che, prima di quanto crediamo, da qualche parte nel mondo, la clonazione umana sarà consentita. Allora possiamo solo sperare che sia controllata da persone di buon senso…"

Lei si farebbe clonare?

A. S: "E' ovvio che mi piacerebbe vivere più vite, anche contemporaneamente. Alle volte penso che 24 ore non siano sufficienti, vorrei potermi sdoppiare in quattro, così potrei girare film, occuparmi della promozione, giocare con i miei figli e magari fare 18 buche in un campo da golf, tutto nello stesso giorno!"

Nel film, ad un certo punto, siete in due: lei e il suo clone. Com’era lavorare con se stesso?

A. S.: "Noioso perché in realtà parlavo al vento contro uno schermo verde, poi mi cambiavo d’abito e dovevo fare la stessa cosa rivolto dall’altra parte! Però ora che ci penso mi ha dato un’idea: devo chiedere al produttore come mai, se ho interpretato due ruoli in questo film, mi hanno pagato solo una volta!"

In una scena del film c’è una battuta molto ironica. Rivolgendosi agli assassini lei esclama: “Non mostratevi violenti davanti ai bambini, vedono già troppa violenza in tv”. Cos’era, un mea culpa per i film che ha fatto in passato?

A. S.: "Sono contento che ha colto l’auto ironia in quella battuta. In realtà non mi ritengo pentito dei miei trascorsi “violenti”, ma credo che per una questione di target, questo film non necessitasse di spargimenti di sangue. E’un film di intrattenimento, per famiglie, così abbiamo ridotto le scene forti al minimo. Negli ultimi anni si è vista troppa violenza gratuita, e, alle volte, se ne può fare a meno."

Cosa pensa quando qualcuno dice che un certo tipo di film produce effetti devastanti sui giovani, al punto di generare sparatorie nelle scuole?

A. S.: "Non appena scende il tasso di disoccupazione, la sanità funziona e non ci sono guerre i politici si affrettano a dire: “E’ merito nostro” ma poi, se succedono stragi come quella della scuola in Colorado, la colpa puoi stare sicuro che è del cinema, di Hollywood e dei rapper arrabbiati che con la loro musica inquinano le menti dei giovani."

Ha toni duri per i politici, cos’è, l’hanno delusa?

A. S.: "Ne ho conosciuti tanti e ho imparato a distinguerli, oggi so che, sia a destra che a sinistra, ci sono persone oneste e disoneste."

E il suo compatriota Haider?

A. S.: "Ho rilasciato molte volte dichiarazioni sul suo conto: credo che una persona col suo punto di vista non debba trovare posto in politica. Dopo 32 anni che vivo negli Stati Uniti mi ritengo un po’ americano, ma sono senz’altro austriaco per l’educazione ricevuta, per il rispetto per l’autorità e per un sistema di valori che cerco di passare ai miei quattro figli."

Non ha mai pensato di lavorare in Italia?

A. S.: "L’ho fatto già ma le cose non sono andate come avrebbero dovuto (n.d.r., ride). Il film si chiamava “YADO” ed è stato sicuramente il momento più buio nella carriera di produttore di Dino De Laurentis! Ma questo non mi ha impedito di amare questo paese, il suo cibo, la moda, l’eleganza che si esplica in tutto, dall’abito alle barche."

E le donne italiane…

A. S.: "Esatto! Adesso sto lavorando nel film di Andrew Davis (il regista de “Il Fuggitivo” n.d.r.) dal titolo “Collateral Damage” e la mia partner femminile è Francesca Neri, una donna bellissima oltre che una vera professionista."

Lei una volta aveva minacciato di lasciare il cinema per la politica, che ne è stato di quel progetto?

A. S.: "Vede perché ho detto che la clonazione sarebbe comoda? Così potrei fare l’attore e contemporaneamente candidarmi alle presidenziali! (ride) Scherzi a parte: come le ho detto nutro molto rispetto per questa professione, e mi piacerebbe veramente poter fare qualcosa per il paese in cui vivo."

Lei è repubblicano, mentre sua moglie (della famiglia Kennedy n.d.r.) è democratica. Come avete vissuto in casa l’ultimo mese senza sapere quale presidente avrebbe vinto?

A. S.: "Ogni volta che Al Gore saliva nei sondaggi era di ottimo umore e facevamo l’amore anche più volte al giorno, ma dopo, quando Bush Jr risaliva, lei era arrabbiatissima e chiudeva la sua porta a chiave. L’ultima notte poi l’ho passata in garage a guardare la televisione!"

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