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A cinquanta anni dimostra di aver carattere e di non essere una semplice pedina dallo star system hollywoodiano.

Richard Gere, non solo sex symbol

A cinquanta anni dimostra di aver carattere e di non essere una semplice pedina dallo star system hollywoodiano.

Segni indelebili, a dispetto degli anni: perfetto. Non solo perché un sondaggio americano lo ha eletto l'attore vivente più sexy del mondo ma anche perché il suo quoziente intellettivo, finalmente, è un po’ più alto della media degli altri attori. Anche se lui, Richard Gere, sembra non esserne pienamente cosciente, noi non abbiamo dubbi. Specialmente dopo averlo visto e conosciuto. Impeccabile, vestito tutto di nero, con i suoi bianchi capelli ben pettinati, è arrivato a Roma per la presentazione del suo ultimo film “Autumn in New York”. Davanti ai fotografi (o meglio alle fotografe…) è apparso disponibile, sorpreso e in vena di qualche battuta. Solo 5 minuti e poi di corsa alla conferenza stampa. Ed è qui che appare il Richard Gere più affascinante. Con una risposta per tutti e un sorriso ironico che diventa serio quando inizia a parlare del suo impegno a favore delle popolazioni del Tibet: “Vorrei che voi giornalisti vi recaste a Katmandù per parlare con i profughi che attraversano l’Himalaya, con le loro magliettine leggere e senza le scarpe. Allora potrete capire tante cose”. I suoi occhi diventano improvvisamente nostalgici ma una luce rischiara il suo volto quando inizia a parlare del Dalai Lama. Da anni affianca la sua causa, con grande impegno e collaborazione. Tutte le pubblicità che ha girato, compresa quella per la Ferrero, hanno un unico scopo: “E’ scritto nel contratto che ogni centesimo che guadagno vada direttamente nel Tibet. In questo modo ottengo due vantaggi: il primo è che si parli di questo popolo e il secondo che si raccolgano fondi per finanziare gli esuli”. Ma anche quando parla di cinema le sue risposte sembrano essere sempre adombrate da una coscienza che va al di là della macchina dello show-buisness. “Fare l’attore ed essere arrivati al mio livello non è poi così diverso da fare altri mestieri. In ogni momento della vita e ogni persona del globo terrestre fa film. Fare l’attore, girare per il mondo, incontrare tanta gente, non vuol dire avere più esperienza. Tutti noi impariamo soprattutto dalle delusioni della nostra vita. Perché una vita senza fallimenti non sarebbe una vita piena. Io credo che tra me e un altro cinquantenne non ci sia una grande differenza”. “A parte la bellezza!”, grida una voce dal fondo della sala. E con lo stupore di noi giornalisti il bel Richard arrossisce e si volta dall’altra parte. Un gesto di tenerezza che, inevitabilmente ci rimanda al suo passato. Così ci rendiamo conto di quanta strada ha fatto prima di arrivare, amato da tutti, in questa bella sala conferenze. Sono trascorsi tanti anni da quel lontano 1973, quando abbandonò la scuola per dedicarsi alla recitazione, riuscendo ad ottenere un ruolo primario nella produzione londinese del musical rock "Grease". Da allora la sua carriera è stata un continuo di successi, anche se, la strada che ha percorso è stata segnata più dal pubblico che dai suoi desideri. Il 1980 la consacrazione come sex symbol grazie al film “American Gigolò”. Ma lui scappa subito dal clamore, si rifugia in scena a New York, nel ruolo di uno dei tragici gay di Bent, dramma su omosessualità e olocausto di Martin Sherman. Il ritorno ad Hollywood nell’82 lo marcherà definitivamente: con “Ufficiale e Gentiluomo” sarà sempre e per sempre il principe azzurro cercato e sognato. Il bel Richard non ci sta e cerca di dimostrare al pubblico che lui è capace anche di recitare in ruoli drammatici. Ma il barbuto eroico di “King David” o il poliziotto corrotto di “Affari sporchi” non convince e le donne di tutto il mondo lo rivogliono dolce, appassionato e pronto a farle sognare. Nel 1990 non può far altro che cedere e noi non possiamo che esserne felici: “Pretty woman” diventa la commedia rosa per antonomasia, la storia di un amore impossibile che trionfa a discapito delle convenzioni sociali. Ormai non c’è più scampo e dopo il “Dr T. e le donne” e “Autumn in New York” i suoi ruoli romantici sembrano non avere fine. Per fortuna oggi, quando si fa il suo nome, vengono in mente anche altre parole: impegno politico, buddismo.
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