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E' il personaggio del momento nel mondo cinematografico: ha firmato le sceneggiature di molti successi di critica e pubblico a Hollywood ed ha contribuito alla carriera di Spike Jonze, Michel Gondry e George Clooney come registi di lungometraggi.
Charlie Kaufman. Tutto Intero.
E' il personaggio del momento nel mondo cinematografico: ha firmato le sceneggiature di molti successi di critica e pubblico a Hollywood ed ha contribuito alla carriera di Spike Jonze, Michel Gondry e George Clooney come registi di lungometraggi.
E' basso, riccio-scompigliato, ha la faccia simpatica ma si vede che preferisce stare per conto suo, non e molto elegante e non pretende nemmeno esserlo.
Scherza quando può e liquida rapidamente le domande stupide.
E' il personaggio del momento da circa 6 anni nel mondo cinematografico: è infatti lui che ha firmato le sceneggiature di molti successi di critica e pubblico a Hollywood.
Sempre lui contribuisce alla carriera di Spike Jonze, Michel Gondry e George Clooney come registi di lungometraggi.
Ancora Kaufman ha rivoluzionato la struttura e la narrativa nel cinema moderno creando strutture non lineari e aperte, lasciando spesso al pubblico l’intrepretazione della storia.
Ti consideri un esploratore, un innovatore come scrittore e sceneggiatore?
C.K: A dir la verità, non mi considero nemmeno uno scrittore, il mio obbiettivo e quello di portare a termine i progetti o le idee che ho in testa, cerco di fare delle cose.
Nel tuo primo Film alla regia ti sei ritrovato con Philippe Seymore Hoffman, com’e lavorare con lui?
C.K: E' un grande lavoratore, serio, disciplinato. Prima di iniziare le riprese abbiamo parlato moltissimo del personaggio, abbiamo parlato della vita, dei bambini, della morte. Una volta sul set ha saputo essere molto reale creando il giusto mix tra verità e finzione.
Perchè hai deciso di passare da sceneggiatore a regista?
C.K: E stato possibile soltanto ora, oltretutto inizialmente il progetto doveva essere diretto da Spike Jonze ma era impegnato su qualcos’altro. Cosi mi sono deciso, credo di essere stato una buona scelta per i produttori, d’altro canto conoscevo il soggetto meglio di qualunque altro!
Hai nominato Kafka nel film “Synecdoche.New Cork”, e statu perche ti ha influenzato?
C.K: Ho letto Kafka ma non ne sono stato influenzato, nel film la citazione a Kafka serviva per caraterizzare uno dei personaggi.
Qual’era il tuo sogno quando eri piccolo?
C.K: Sono stato in una scuola di cinema, probabilmente per diventare regista, come tutti quanti. Scrivere era parte del cammino per diventare regista, anche se poi me ne sono quasi dimenticato.
Essere regista ti ha obbligato a tagliare parte del copione? Ti ha dato nuove idee?
C.K: Ho dovuto tagliare perche stava diventando troppo lungo. Comunque cerco di mantenere separate le due cose: dirigere un film è un compito di pragmatismo, si devono sempre fare i conti con il budget, l’umore di attori e produttori. Quando lavoro con Spike Jonze lui mi dice sempre “scrivi quello che ti pare, ci penso io ai soldi..” Scrivere è un lavoro molto più libero. Quando scrivo non penso nè al budget, nè agli attori, non ho nessuna barriera, nessun preconcetto.
Quanto di te stesso esponi quando crei i tui personaggi?
C.K: Credo in parte, mi rendo molto vulnerabile, non sono esattamente io ma c’e molto di me stesso. Sono una persona che esiste, oggi, qui nella realtà. Sono onesto con me stesso e con gli altri.
Il cinema è un gioco da ragazzi o ci sono ancora dei territori narrativi inesplorati?
C.K: Mi piace molto scrivere e forse considero il mio lavoro anche un gioco. Spero di trovare nuove forme narrative. Anche se nell’industria del cinema sta cambiando tutto molto rapidamente, difícilmente adesso qualcuno rischierebbe dei soldi su un sistema non collaudato, un soggetto sperimentale.
Dicono che in "Synecdoche.New York" ci sono molte similitudini con "8 e mezzo" di Federico Fellini, cosa ne pensi?
C.K: Mai visto! Dicono anche che assomiglia a “All That Jazz”…
Su cosa stai lavorando adesso?
C.K: Sto cercando di scrivere ma non so bene come andrà avanti..Diciamo che ho un tema che sto elaborando: l’innocenza..
Credi che l’arte sia capace di rappresentare la realtà? Senti di riuscire nelle tue rappresentazioni, come il protagonista del tuo film?
C.K: Non si puo mai rappresentare la realtà, lavoro con idee senza una risposta, le mie sceneggiature sono solo esplorazioni aperte, non inizio mai con un finale prestabilito.
Quinde si, effettivamente sto fallendo nelle mie rappresentazioni.
Il concetto del tempo è molto utilizzato nelle sceneggiature che scrivi, in che modo l’utilizzi?
C.K: L’esperienza del tempo e soggettiva, i miei personaggi, a seconda di chi sono e in quale situazione si trovano entrano in relazione con il tempo, il tempo che passa lentamente, che salta o ritorna è un modo per caratterizzare un personaggio o spiegare una situazione.
- SCENEGGIATORE |
- CHARLIE KAUFMAN INTERVISTA |
- PHILIPPE SEYMORE HOFFMAN |
- SYNECDOCHE, NEW YORK |
- REGISTA CINEMATOGRAFICO
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