Il solito film adrenalinico alla Bruckheimer, con l’aggiunta del grande Denzel Washington e del misuratissimo Will Patton
"Il sapore della vittoria"
"Il sapore della vittoria"
Il commento
Dopo ben due anni in cui la sceneggiatura di Gregory Allen Howard è rimbalzata di studio in studio senza trovare un produttore, alla fine è arrivata sulla scrivania di Jerry Bruckheimer, che ne ha subito intuito le potenzialità spettacolari, e ha messo il cantiere il film, affidando la regia al semi-sconosciuto Boaz Yakin, fino ad allora autore di due film indipendenti. Il risultato? Più di centodieci milioni di dollari incassati sul solo mercato americano, e soprattutto un perfetto film in “stile Bruckheimer”, cioè un’opera tesa, basata sul ritmo vertiginoso delle scene d’azione, e sull’accessibilità della storia e della psicologia dei personaggi ad opera di un pubblico il più vasto possibile. E’ innegabile che sotto questo punto di vista la pellicola funziona a dovere, tesa ed incalzante come era stata progettata. Certo, è meglio non cercarvi all’interno introspezione psicologica, o tanto meno realismo dei caratteri; non è questo però che si chiede ad un’operazione del genere, che resta dunque un ottimo spettacolo di intrattenimento ed anche un discreto dramma. Gli attori partecipano tutti con impegno e si calano nei rispettivi ruoli con efficace credibilità; invece del solito, bravissimo Denzel Washington, vogliamo questa volta sottolineare l’interpretazione di Will Patton, al suo primo vero ruolo da protagonista. Con una caratterizzazione molto sobria, quasi trattenuta, l’attore riesce a dar vita ad un personaggio ben delineato e convincente. Per tutto il resto, il film si lascia ben vedere, senza cadute di ritmo. Un ultimo appunto alla bravura del direttore della fotografia, il grande Philippe Rousselot, capace di districarsi al suo meglio anche in un prodotto come questo, per lui decisamente insolito.
In sintesi
Il solito film adrenalinico alla Bruckheimer, con l’aggiunta del grande Denzel Washington e del misuratissimo Will Patton. Il risultato funziona in pieno, anche se pervaso da un buonismo un po’ troppo melenso, soprattutto per le tematiche che affronta. D’altronde, è pur sempre un prodotto d’evasione.
Il giudizio
Buon prodotto della “scuderia” del produttore di “Armageddon”. Una pellicola da non prendere troppo sul serio, in modo da potersi divertire e “gasarsi” negli incontri di football.
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