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Film

Un gioco senza enigma, un cast poco motivato, una regia piena di clichè.

'Il gioco'

'Il gioco'

Michela (Claudia Gerini) e Corinna (Susan Lynch), un’attrice e una fotografa, dividono un appartamento. Nel corso di un’audizione, Michela viene notata da un misterioso signore, che si mette in contatto con lei, inviandole a casa delle strane buste gialle, contenenti denaro e un copione da recitare di fronte ad uno sconosciuto. Uno scherzo? Il pericoloso gioco di un maniaco, oppure un famoso regista con metodi di casting un po’ particolari? Michela, sollecitata da Corinna che si offre di accompagnarla, decide di andare all’appuntamento. Nessuno si presenta. L’insuccesso dell’incontro è dipeso dal fatto che la ragazza doveva presentarsi da sola. Ma lo sconosciuto offre una seconda possibilità che l’attrice rifiuta con vigore: la cosa non le piace, è troppo misteriosa. Corinna, invece, è affascinata dal gioco, curiosa di provare a recitare, e stanca del suo vecchio lavoro, cioè fotografare cibo finto. Così inizia il gioco. Un role playing inscenato per volere di un bibliotecario inglese che sospetta la moglie, Fiammetta, di tradimento. Il ruolo che Corinna deve interpretare è quello della moglie, mentre l’autore della farsa cala se stesso nei panni del rivale, un certo Mark Walker (Jonathan Pryce), famoso storico d’arte specializzato in falsi d’autore. Le persone che circondano Corinna, il fidanzato – assicuratore Tino (Enrico Silvestrin), e la stessa Michela, si cominciano a preoccupare, ma alla ragazza il gioco piace, e soprattutto si va confondendo con il personaggio di Fiammetta a tal punto da non ritrovare più se stessa, e innamorarsi di Mark. L’impostore viene smascherato dalle indagini di Tino. Tutto prima era avvolto nel mistero e Corinna che credeva di avere a che fare col vero Mark si ritrova a frugare nell’appartamento di John Barker, dove scopre la tragica verità.

Il commento
“Il gioco” è un film che parte sfiduciato, depresso, poco promosso dagli stessi produttori che non sono ottimisti sull’esito al botteghino, “perché in Italia va solo la commedia e noi abbiamo dovuto aspettare la legge sul cinema per realizzare questo progetto” (costato ‘solo’ cinque miliardi e 200 milioni, andati in buona parte al solo Pryce) dicono Sergio Castellani della Film Master e la regista Claudia Florio. Il soggetto, infatti, è stato scritto più di dieci anni fa e nel ‘90 fu menzionato al premio Solinas, “ poi ci volle molto tempo per trovare un produttore che si volesse lanciare nell’avventura del giallo psicologico, genere poco visitato dalla cinematografia italiana contemporanea (?). Altrettanti problemi abbiamo avuto con la distribuzione che ci continuava a proporre date impossibili, tipo 15 agosto o 27 luglio, così abbiamo continuato a rimandare l’uscita fino ad oggi (il film è pronto dallo scorso anno)”. Ma non sarà che il film è solo brutto? L’impressione è che lo sappiano pure loro, registi e distributori, così poco convinti da chiedere alla stampa “vi è piaciuto?”, elemosinando consensi che non ci sono stati. E, d’accordo, sarà stato girato in inglese, e venduto già in quaranta paesi all’estero, e senz’altro è una bella prova per i nostri attori (in realtà la sola Gerini è degna di qualche nota) che recitano in un cast misto, accanto a Jonathan Pryce, davvero poco motivato e la brava Susan Lynch, recentemente vista nei panni di “Nora” accanto ad Ewan Mc Gregor e con poca fantasia da parte della costumista, qui vestita allo stesso modo. La sceneggiatura poi perde acqua da tutte le parti, le sequenze non legano bene, una serie di banalità (l’estate più calda del secolo che sviscera le pulsioni nascoste, il tema del doppio, le formiche che camminano dappertutto), contribuiscono a decretare l’esito già detto di questo film, partorito con difficoltà e costato troppi soldi all ’European script fund. Interessante il role playing, se fosse stato la radice della storia, che invece vuole essere, secondo la stessa autrice, “un giallo piscologico”, ma non possiede le tensioni del genere, avvicinandosi di più ad un filone analitico senza senso. Belli gli scorci di Roma, il Planetario, l’Orto Botanico, il Chiostro del Bramante, Piazza di Spagna, le sale da tè di una volta, Babington’s e l’Antico caffè Greco di via Condotti.

Il giudizio
Un gioco senza enigma, un cast poco motivato, regia piena di clichè. Eventualmente da vedere in lingua originale.

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