Presentato ieri in competizione il secondo film italiano, Il Dolce e lamaro, diretto da Andrea Porporati ed interpretato da Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiatro.
Presentato ieri in competizione il secondo film italiano, “Il Dolce e l’amaro”, diretto da Andrea Porporati ed interpretato da Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiatro.
La Commedia del Crimine
Presentato ieri in competizione il secondo film italiano, “Il Dolce e l’amaro”, diretto da Andrea Porporati ed interpretato da Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiatro.
La storia narra le vicende di “Saro” Scordìa, giovane affiliato alla mafia che nel tentativo di diventare un “uomo d’onore” si sconterà con la sua moralità e soprattutto sarà costretto a rinunciare all’amore.
Il tratto più originale che questa pellicola propone è senza dubbio l’approccio alla materia trattata, che in molte parti del film diventa talmente leggero da sfiorare ripetutamente i toni della commedia: non a caso la scena più interessante di questo lavoro è proprio quella in cui viene messa alla berlina l’efficienza del crimine organizzato in trasferta al nord per una rapina. Se questo è il tratto distintivo della pellicola, in un certo senso però e anche il suo difetto: l’alternanza troppo insistita nel passaggio da drammatico a leggero non permette un equilibrio stabile al tutto, facendo costantemente vacillare il film e non permettendogli di sviluppare un centro emotivo convincente.
Ma questo non è l’unico problema della sceneggiatura di Porporati e Stasi: un personaggio totalmente calligrafico è quello di Ada, interpretato dalla Finocchiaro, che serve come pura funzione narrativa per sbloccare i dubbi del protagonista e non viene dotata di alcuna dimensione psicologica o emotiva. A voler sviscerare fino in fondo le prove d’attori, anche Luigi Lo Cascio non convince fino in fondo: prima di tutto non ha il cosiddetto “fisique du role” per interpretare un mafioso, ed in seconda battuta sembra costantemente preoccupato di creare un contraltare alla sua magnifica prova d’attore in “I Cento passi” di Marco Tullio Giordana.
La difficoltà maggiore che si ha nell’approcciarsi a “Il Dolce e l’amaro” non è dunque quella di commentare un film non riuscito, ma piuttosto quella di valutare un’opera che tutto sommato si rivela abbastanza inconsistente, in quanto non riesce mai a catturare l’attenzione dello spettatore né come film di analisi/denuncia storico-sociale, né come graffiante commedia su una piaga storica del nostro paese.
“Il Dolce e l’amaro” si muove altalenante e vagamente superfluo per tutta la sua durata, seminando la sensazione quasi spiacevole di una pellicola di cui non se ne sentiva alla fine il bisogno. Quando invece di un cinema che racconti, analizzi, attacchi se necessario alcuni tessuti del sistema sociopolitico italiano si ha una necessità a dir poco impellente.
- FESTIVAL DI VENEZIA 2007 |
- IL DOLCE E L'AMARO |
- FINOCCHIARO DONATELLA |
- LUIGI LO CASCIO |
- I CENTO PASSI
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